Quello che conta davvero

Forma o sostanza? Simboli o Persone? Benvenuti nella Patria delle mille contraddizioni. E della calunnia come cavallo di Troia. Guai a scomodare idee, analisi. Chi urla più forte vince.

Lo dico subito. Se votassi a Corigliano Rossano, una crocetta sul nome di Gino Promenzio ce la sprecherei. Perché lo conosco da sempre e intanto lo stimo come uomo. Perché ha anche accettato le regole etiche che gli ha proposto il Laboratorio politico che io frequento, Civico 17. E perché ormai qualcuno ha inaugurato il tiro al bersaglio contro di lui.

Di cosa è accusato Gino? Perfino dei guasti climatici del pianeta. Scherzi a parte, c’è chi non digerisce che stia mettendo insieme le tante anime della nuova Città jonica. Prima le Persone, quindi, e al diavolo stavolta sigle e Simboli. La fusione corsanese ancora è una cicatrice per tanti e per questo si lavora alla Forma della neo Città, non al resto.

Ma no, pensa solo al potere e imbarca pure fascisti e mafiosi – Ognuno le cose le legge dalla propria prospettiva, si sa. A costo di non vedere che, per la prima volta, con Promenzio si spendono tanti uomini e donne che mai, finora, hanno pensato di fare politica. Un motivo ci sarà: magari proprio questa natura civica della coalizione? Forse si.

O forse no. Qualcosa di più semplice ispira certi muri contro muri: è quella verve polemica tutta di paese che spesso mette l’uno contro l’altro pure gli amici più cari. Oppure è la natura classica della Sinistra che ama martellarsi gli attributi in ogni occasione. Oppure il desiderio di dire la cosa più intelligente di tutte, per passare alla Storia.

Fatto sta che… mentre il vecchio paese tossisce i primi vagiti da Città seria, mentre la gente chiede risposte e soluzioni, mentre c’è pure chi arrischia qualche timida regola e sogna un altro modo di amministrare… ecco che i più puri – ma davvero? – rispolverano le loro recriminazioni a nome dei Partiti che restano al palo. O partecipano ma stando in un angolo. O si sfaldano o preferiscono dormire.

E allora giù ad accusare chi chiede civismo. Non capendo che qualcosa è cambiato. Che gli elettori sono stanchi di certi teatrini. Che i luoghi sono isole nel fango e c’è necessità di azione. E allora spazio alle idee, alle facce, al cuore. E allora spazio a chi vuole fare e fanculo il resto. E allora basta con la caccia alle streghe. Perché oggi i Partiti contano poco se non sanno parlare alla gente comune. E le ideologie sono importanti ma solo se traducono i bisogni generali.

A Corigliano Rossano, almeno stavolta, la partita sta tutta in questo mix di equilibri. Punto. Sostanza e non forma. Persone e non Simboli. E si vada avanti. Si agisca. Per il bene di tutti. Tanto l’elettorato non è fesso e saprà come comportarsi. E buona notte ai suonatori.

Ah… dimenticavo. Lasciatela vivere in pace Pasqualina Straface. Non bluffate sul suo nome e la sua vicenda, non continuatela a chiamare in causa come fosse il capo dei capi di chi sa quale mafia.. Avrà sbagliato ma… davvero facciamo finta di non sapere che il marcio nel Palazzo c’era già prima e c’è rimasto anche dopo? Suvvia…

Corigliano Rossano, 16 marzo 2019

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