Tre Aprile

Certi giorni vanno via nella noia di respiri inutili. Allora me lo chiedo: avresti amato il mare?

Il mare vero, però. Non quello dei bagnanti estivi: i tanti che si sdraiano sulle loro comode sdraio e si accaparrano il sole caro alle lucertole d’ogni dove ed età. Il mare vero: quello che i folli ed il Poeti cercano quando piove d’autunno oppure ci sta la burrasca e ti si ghiacciano le labbra contro vento. Ecco, lui: avresti saputo, pure tu, declinarne il nome fissandolo dritto negli occhi?

Ci penso a volte, appunto. Quando gli altri scorgono le mie pupille nella cornice d’una nuova maschera. Più spesso mentre scopro un altro Io nello specchio del bagno: sapessi che strano contare le pieghe della pelle, i pochi capelli che hanno il colore del ferro arrugginito, le macchie che si confondono con qualche neo. Sono un vecchio anche io, ormai. E non dei migliori.

Il Tempo è così. Non aspetta nessuno. Festeggi Natale e già ti sorprendi a succhiare l’ultimo brandello del cioccolato pasquale. Poi una corsa e l’anno te lo ritrovi alle spalle. Fermare il tuo orologio? Si che vorresti. Quante cose desideri… ma sono le tue parole contro il Destino e non contano molto. Nulla pesa di ciò che il tuo Cuore ti sussurra: vorrei… ma il Tempo corre.

Aprile giunge sempre così, come un amico che ti sbatte addosso voltato un angolo. Ah, qui sei tu?Certo, qui sono. Io dimentico le date: finanche, a volta, quella del mio compleanno. Così mi difendo, così resisto. Ma ad Aprile no: tutti i conti bussano alla porta ed esigono che si apra. Sei tornato, quindi?Lo sapevi che sarebbe stato così. E il Pensiero brucia dentro come il fuoco fa con le carni del penitente.

Pensa. Avremmo scelto uno di quei pomeriggi che si fa buio prima e avremmo seguito il nostro mare greco da parte a parte, oltre l’asfalto amato dal pneumatico dei pigri. Senza parlare, ognuno sui suoi passi. Magari sperando in una Luna del colore dell’avorio, di quelle giganti che fanno bestemmiare per l’invidia chi sa poco della Vita e della sua cattiveria. E noi lì, a osservare.

Forse accadrà, chi può dire il contrario. Forse dobbiamo soltanto aspettare: altri giorni, altri luoghi, altre primavere. Ti vedrò venirmi incontro, senza correre troppo: ti chiederò di ciò che ti piace, ti seccherà raccontarmi troppo di te. Tra Cielo e Mare, andremo un poco insieme cercando di capirci. E mi perdonerai per i giorni che abbiamo perduto prima. Mi perdonerai questo e tutto il resto.

E sarà come dimenticare il troppo Dolore a cui c’hanno condannato.

(Federica, 3 Aprile di Sempre)

A

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