Giovani, belli e un po’ cazzari

Quando sì è giovani? A vent’anni, forse. Oppure sempre, come amano illudersi in tanti. O forse mai: ed è questo il dramma del Sud.

Storie di ordinarie storture. In salsa elettorale. O qualcosa del genere. Si vota anche in terra di Calafrica e parte il consueto e irrinunciabile coro Spazio ai Giovani. Giusto: mica possono essere sempre gli stessi, logori tromboni a suonare la carica per tutti.

Allora sì, giovani. Belli, freschi. Propositivi. Entusiasti. Rivoluzionari e sinceri. Ingenui, onesti. Puliti… cazzari. Qualcosa stona, vero? Ti guardi attorno e d’improvviso non tutto quadra come avresti sognato. I giovani ci sono ma solo sui documenti. Il metodo è quello dei vecchi.

Altro che ingenuità. ‘Sti giovani sibariti sanno soltanto farsi i conti. E chi rischia più? Magari in un post sul Social preferito, la favoletta della rivoluzione siamo noi ci può pure stare, fa effetto su tanti. Ma mica sono scemi, poi, nel reale i nostri ragazzi: e senza numeri manco a pagamento li muovi.

Da noi è così, si cresce in fretta. Anche se stai lontano dai vicoli patria delle ombre peggiori. Si matura pure nei salotti buoni, negli studi del professionista alla moda, nei bar di tendenza e in tutte le chiese e le logge di paese. Insomma, cà nisciun è fess. E il giovane fallo tu, se ci tieni.

Così, pure ‘sta fantasia ci levano, alla fine. E nella grande giungla di ras e portatori di voti dello Jonio, non c’è cittadinanza per chi predica del sesso degli angeli chiamando in causa regole e programmi. Il giovane di turno se la ride sotto i baffi e va dritto alla meta. Tengo famiglia pure a vent’anni, compà. E buona notte a chi s’illude di cambiare qualcosa.

Tutto qui. La storia di oggi non ha bisogno di ulteriori parole. C’era una volta chi sognava la bella Politica. Ai tempi di Pitagora, temo…

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