Pietre o Cielo?

Una pietra, all’inizio.

Il Cuore sa illudersi con poco. Osserva, riflette: e rischia.

Una pietra, dunque. Come un piccolo passo. Uno sforzo dell’uomo che arranca in salita. Un affanno per l’animale che teme pure la sua ombra. Un primo ciottolo, un secondo. Un altro: finché è una muraglia quella che ti ritrovi davanti. E tutto è più saldo, l’illusione sogna nuove certezze. E vola.

Le mani di chi ama sa levigarne, di quelle pietre. Le modella, disegna curve e finanche facce, a volte. Trattiene il respiro chi passa e scopre quel portento. Si ferma e guarda: immagina passioni che temeva impossibili. Poi riparte: appena in tempo. Perché viene il barbaro e quelle pietre le scaglia. Ferisce la pianta che riposa dappresso, spaventa i bambini del villaggio e il vecchio che sonnecchia ai lati del sentiero.

E le tue mani? Che saranno: artiste o sicarie? Cosa vorranno che siano quelle pietre… non rispondere, ora. Certe parole sono sacre e il tempo le profana perché non ha pazienza. Certi verbi sono un credo che l’ateo può sporcare col suo raziocinio. Ma non per noi, che non abbiamo fretta.

Passa il Vento e pure lui si ferma. Si strofina addosso a quelle pietre: ti attende. Chiunque tu sia, hai questa certezza con cui farti coraggio. Non troverai nessun’altra verità né tra i Versi del vate né tra le sentenze del saggio. Tu lo sai: muraglia o tomba, le tue pietre avranno la tua scelta come Destino.

Per me che salii sulle nostre pietre, è il Cielo la più dolce illusione. Lo spazio in cui liberare il mio sguardo e il mio sperare.

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