Il carico di Beppe

La mia generazione è nata sfortunata. Sempre a rincorrere un treno in ritardo. E ora: niente più voto.

L’autunno soleggiato dell’anno domini 2019 regala la nuova ideona in salsa movimentista. Beppe Grillo sogna il voto ai 16enni e ipotizza la pensione dalle urne per gli anziani. Tradotto, e a Dio piacendo, presto potremmo non vedere più elettori di una certa età in fila davanti ai seggi elettorali della Penisola.

E te pareva. Pure ‘sta cosa ci mancava alla mia generazione. Come se non le fosse già toccato un amaro destino finora: quello del non è tempo ora ma arriverà il momento giusto. Vi spiego: quando eravamo giovani, per esempio, ci hanno detto che toccava ad altri dirigere la barchetta. E ora che siamo noi quelli adulti, ecco che parte la moda del giovanilismo al potere. Evviva.

Adesso il Beppe nazionale ci mette addirittura il carico. Leviamo il voto agli anziani, è il suo mantra populista. Così tra qualche mese per la mia generazione non ci sarà manco più il fastidio di ricordarsi dove diavolo sta la scheda elettorale. Resteremo alla finestra. Altri decideranno pure per noi. E sarà il futuro. O forse la deriva?

Nella mia terra, nel Sud greco dove sono cresciuto, ai grandi (di età) si porta rispetto. E contano. Contavano. Vorrei raccontarla questa storia a chi s’inventa certe provocazioni. E vorrei scrivere tutte le parole che la mia generazione si è tenuta in testa, e nelle tasche, e nella gola, mentre aspettava quel suo turno che non è arrivato mai. Però su internet le troppe parole non vanno bene. Annoiano.

Allora, come in quel famoso libro divenuto film… mi viene in testa che un tempo ho fatto un sogno. Io come mille altri ancora della mia muta generazione. Un sogno ambizioso e bello. Poi mi sono svegliato.

E questa non ve la spiegherò.

“Dormito bene?”

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