La pipì fuori dal vaso

E quindi la Politica si fa solo per i numeri. E le persone, le idee, vanno usate in vista di un obiettivo: il potere.

Il mio amico Fabio, che in tempo avrei definito quello buono, ci racconta la sua idea di Sinistra a Corsano. Sotto accusa, perché così gli chiedono di raccontare taluni cari amici (suoi) di sempre, ci finisce il Pd locale. Un’autentica Armata Brancaleone, a sentire la penna all’arrabbiata della città. Un insieme di perdenti che ancora, per lui, devono farsi perdonare di aver candidato Gino Promenzio a sindaco. Perdendo, appunto.

E fosse soltanto questo. Lo stesso Pd riorganizza le proprie fila e che fa? Tiene fuori i vecchi compagni che invece hanno portato Stasi. Quelli che, al contrario di coloro che sono arrivati terzi con Promenzio, sanno bene come si fa a vincere. Ma che vuoi, in questo Partito ci stanno dei piccoli baroni che coltivano i propri egoismi di bottega. Autentica gentaglia non democratica nei fatti.

Fabio, bontà sua, anche stavolta parla informandosi al cellulare o, al più, in qualche bar del Gallo d’Oro. E indica la (sua?) via maestra. Il Pd deve affidarsi a chi ha vinto, è l’assunto del nostro. Invece vieta a costoro di partecipare. Pare quasi una barzelletta, vero? Perché chi fa Politica lo sa che non si persegue solo un dato numerico, ma in teoria il bene di chi si sente rappresentato da quello o quell’altro schieramento.

Facciamo un esempio pratico. Il Pd nazionale deve imitare Salvini nella chiusura all’immigrazione, controllata o meno che sia, per sconfiggere la Lega alle elezioni? Certo che no. Un Partito serio opera delle scelte, pure a costo di perdere. E non le rinnega a seconda della convenienza. Se il Pd ha scelto Promenzio nella scorsa campagna comunale , non può ora rinnegare quel percorso per vincere. Mica si gioca a briscola.

Del resto la candidatura di Promenzio è stata il frutto di settimane di discussione. Peraltro sotto il controllo del commissario mandato in città dal Partito provinciale. Un dibattito anche duro. Ma democratico. E in democrazia, caro Fabio, chi viene battuto dalla maggioranza, comunque rispetta la decisione finale. Non scappa via, non si schiera altrove. Per poi tornare indietro e voler anche spiegare agli altri come si fa. Così si comportano i picciulilli che, se non gli fai battere un rigore, si prendono il pallone e se lo portano a casa.

Ci sono delle regole, nei Partiti. Chi critica a senso unico l’attuale corso del Pd locale sa se i presunti vincenti sono o meno tesserati? Lo sono, anche se forse certi Regolamenti li vorrebbero fuori nel caso in cui si siano candidati contro il Partito, come di fatto è successo in città. Gli stessi critici di cui sopra sanno se tali contestatori pro Stasi hanno avuto la possibilità di dire la loro nelle ultime Assemblee dei Circolo? Hanno potuto farlo, avrebbero perfino potuto presentare dei loro segretari. Ma non l’hanno fatto.

Un bel casino, vero? O forse no. Forse col tempo tutto andrà al suo posto. Forse sono altri i rischi del Pd corsanese: magari quello di essere ancora ostaggio di certe mire e strategie cosentine, di essere manovrato dai vari Adamo e Bevacqua, per esempio. Di decidere di dire No alla conferma regionale di Oliverio. Ecco, forse la vera battaglia del Pd sta proprio in questo tentativo di essere indipendente da certi pupari calabresi. Pure se così si rischia di perdere. Di sbagliare perfino.

Dal buon Fabio gradiremmo un mezzo accenno anche su certi terreni minati su cui si trascinano le buone intenzioni della Sinistra del posto: magari sulla posizione attuale dei vecchi padroni (locali) del vapore. E chi sa, alla fine, qualche parola buona gli verrebbe spontanea anche sul coraggio dei perdenti del Pd. Così, invece di partorire il nuovo topolino, tra uno schizzo e l’altro fuori dal vaso, qualcuno gli potrebbe anche chiedere di scriverla qualcosa di Sinistra. Ma davvero. E non per far contento qualche amico che, come lui, a bocce ferme ammette di essere già deluso della vittoria d’inizio estate.

Succederà? Leggeremo qualcosa? No, non succederà. Perché ci sta che un cronista finisca per fossilizzarsi sul proprio nuovo ruolo di ultras. Ci devi fare i conti. Senza rammaricarti più di tanto. Senza per questo fare sconti alla tua passione e alle tue scelte, E fanculo se perdi o vinci. Grazie al Cielo, la Politica non deve sempre rispettare le regole dell’algebra che tanto care a qualche ragioniere di questa o quell’altra tornata elettorale. Ma che ai più lascia spesso l’amaro in bocca.

E poi, compagni cari, il potere sarà sempre in mano a chi non se lo merita: chi lo avrà mai detto?…

Corigliano Rossano, 4 ottobre 2019

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