Fusi o confusi? – Il grande bluff

La fusione ha partorito il topolino. È nata Rossano Nord: un grande alveare senza più sogni.

Il nuovo grande dormitorio jonica ha più isole di cemento da Fabrizio a Cantinella. È la vecchia Corigliano Calabro prima della fusione, per l’appunto. O, meglio, prima delle ultime Comunali.

Eh si, perché l’idea di fusione può pure essere buona. A meno che qualcuno non faccia un po’ troppo a testa sua. E al diavolo norme e prescrizioni di legge. In gloria a vecchi e rinnovati campanili.

Prendi i primi mesi della Giunta Stasi, per esempio. Il cartellone estivo con le molliche per gli eventi dell’ex Corigliano, per esempio. La giustificazione che erano soldi avuti prima da Rossano, per esempio. Vallo a spiegare a chi ti ha fatto vincere nelle urne coriglianesi, però.

Prendi la scelta di tenere i Consigli Comunali nel capoluogo. Considera che l’unica volta che lo tieni nella frazione settentrionale il presidente dell’assise (rossanese) sta uno uno a ripetere che manco i microfoni funzionano. E fanculo a chi ricorda che nella stessa frazione, fino all’ultimo commissario, i microfoni andavano che era una bellezza.

Prendi ancora certe voci su taluni uffici che potrebbero essere accorpati sempre nel capoluogo. Oppure del comandante dei vigili (coriglianese) che tutt’a un tratto si scopre incapace e da mandare a casa. E intanto il sindaco litigherebbe con il suo vice, ovviamente di Rossano Nord, proprio per questo modo di vedere la nuova Città.

Mettici lo scarso peso in maggioranza degli ex coriglianesi, del resto spogliati dai loro stessi compaesani nella (giusta?) campagna moralizzatrice dei livellari. Non è nuova ‘sta storia dalla parta degli ex coriglianesi sempre propensi a darsi martellate negli zebedei. Mentre i cugini (o fratellastri) bizantini si guardano le cose loro.

Finito? No. Il peggio riguarda l’amnesia generale… anzi no, di chi governa, delle regolette della fusione. Per esempio che, finché non si mette mano al nuovo Statuto Comunale, vige quello dell’ex Comune più popoloso. E così per la sede, per gli uffici. E quindi che per ora tutto dovrebbe far riferimento a Corigliano.

E per il futuro? La legge istitutiva della nuova Città prevede una cittadella amministrativa a metà strada, zona Insiti. E non certo l’uso dei locali più belli, più funzionali e più nobili di Rossano. E nessuno bari dicendo che a metà strada non si vuole una nuova colata di cemento, perché si parla solo di un nuovo e più funzionale municipio, non di nuovo quartieri residenziali.

Tutte queste cose il sindaco le sa bene. Pure per averle contestate in alcuni incontri politici prima delle ultime elezioni. Per questo c’è chi non ha corso con e per lui, perché le regole sono una cosa seria e non un optional da usare solo quando ci aggrada. Come sta succedendo in questi primi mesi dell’era Stasi.

Morale della favola? Cresce il partito degli scontenti della fusione. E specie a Rossano Nord la faccenda diventa sempre più pesante. Con la gente locale delusa dagli eventi recenti e già pentita di aver votato prima la fusione stessa e poi Flavio Stasi.

Tutto questo in neppure cento giorni di Giunta. Davvero un’impresa: bravi.

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