La retorica del fascio

E alla fine anche Salvini è passato. In tutti i sensi. Da Cosenza e come evento calabrese. Restano le immagini. E le parole.

A cominciare dal comizio dell’uomo forte della Lega. Pronto a bollare come radical chic e vagabondi i suoi contestatori. Così per gli slogan e le canzoni che hanno accompagnato coloro che non hanno mai digerito la presenza bruzia dello stesso ex ministro dell’Interno.

E dunque chi è contro Salvini, pure stavolta è un reietto della società. Bontà sua… del leader del Bacioni. Lo dice alla sua folla plaudente, lo ripete ai giornalisti al suo cospetto. Applausi a viso aperto e generali assensi di compiacimento da parte di chi dovrebbe chiedere, essere un poco critico, obiettare.

In oltre tre mila in piazza, a Cosenza, comunque per contestare il buon Matteo padano. Gentaglia vagabonda, dicono i calabro-leghisti. Ed io penso al mio amico Angelo. Che la mattina della protesta bruzia si è alzato verso le sei del mattino e non per raggiungere subito Cosenza. Ma per andare a lavorare. E bene come sa fare lui.

Angelo è un insegnante. Di quelli che sono amati e tanto dai ragazzi. Che non corre via quando suona la campanella. Come tanti altri, non lo sa a memoria l’orario di lavoro e spesso gli devi dire di andare via ché è ora di chiuderla, la scuola. E così nella fatidica giornata anti-Lega. Si alza e parte da San Marco. A Trebisacce fino alle due di pomeriggio.

Poi qualche amico lo ospita un paio d’ore e si corregge i compiti. E poi via verso Cosenza. A dire, pure lui, No a Salvini. Con il sorriso che lo accompagna sempre, il viso franco di chi è una persona perbene e si rompe la schiena onestamente per arrivare a fine mese. Come altri in quella piazza cosentina. Come i tanti che li seguono sul web.

Dove sono i vagabondi e i violenti raccontati da Salvini?

Sono solo nella sua testa, in quel vocabolario trito e ritrito della sua pubblicità. In quel suo essere sempre e solto in campagna elettorale. Sono nella strategia di chi semina orrore per dividere la gente e arrivare alla sua pancia. Nulla di nuovo, ma non per questo meno preoccupante: la Storia d’Italia ce ne racconta di momenti del genere. Basta conoscerla.

E invece niente. Copia e incolla e pedalare. In nome della nuova stagione made in Retorica del fascio. E che dio ci assista…

3 commenti su “La retorica del fascio”

  1. Bravo Emilio. Condivido pienamente. Le Tue parole sul Prof. Morrone mi hanno commosso. Grande verità. Angelo è un galantuomo, proviene dalle profondità del Cuore e dai capillari della Bella e Antica Umanità. Grande Collega e Docente di qualità.

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