Sregolati, risparmiando

Io e te in riva al mare. A mangiare pesce fresco. Lo Jonio che canta alle sirene. Il sole che non ci uccide. Sessanta euro.

Il cuoco è bravo. Non usa molto sale. I piatti sono abbondanti. Bevicchio pure un vinello bianco io, che non amo bere. Il conto è buono e fa nulla che il ristorante risparmi un po’ sul servizio. Sessanta euro si possono pagare, no? E fa nulla che non ci sia nessuna ricevuta fiscale.

Ma che ti frega della fattura, amore. Abbiamo mangiato bene e tanto e si va oltre. Non ci succede lo stesso pure dal dottore quando andiamo nel suo studio privato? Come ci dice la bella signorina all’uscita? Centoventi senza ricevuta, se no… A che serve la ricevuta: risparmiamo.

Quel dottore, poi, è bravo e tanto. Per rispetto lo chiamiamo Professore: hai visto mai che si offenda? Come fai tu, cara, quando chiami dottore l’infermiere di quel reparto… che se serve ci fai pure il regalo. Ma per la salute, si sa, mica uno guarda il centesimo. Ennò, per carità.

Ti scandalizzi? Ma se pure il gommista ti fa lo sconto se non gli chiedi la ricevuta. Il parrucchiere, il barbiere. E anche la professoressa alla figlia di Maria ci fa doposcuola a nero. Tanto lo Stato si frega i soldi nostri e non ci dà niente in cambio. Allora fanculo: risparmiamo.

……….

I politici sono tutti ladri. Ci vuole onestà al governo ché noi li paghiamo e loro ci fregano – Mentre sono in fila per pagare, il ristoratore del pesce fresco parla di politica con un altro cliente. Sono le stesse parole che un giorno ho sentito al dottore Professore. E che su Facebook leggo al suo infermiere. E così al gommista. Alla prof.

E come concluderebbe Peppino: Ho detto tutto!

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