Gratteri, i selfie & il grembiulino

Il magistrato Nicola Gratteri va in giro per la Calabria. E presenta il suo ultimo libro. Gli invitati eccellenti sfilano per le fotografie.

Ci sta l’ormai riconosciuto fotografo di corte che non è avaro di flash con nessuno degli amici. Gratteri firma la copertina del libro e, ogni tanto, si sforza pure in qualche sorriso di circostanza. Gli invitati eccellenti si voltano verso la macchina fotografica e intascano ‘sto trofeo: basta una foto, in Calafrica, per certificare l’essere perbene di taluni.

Però… Qui da noi c’è sempre un’obiezione a far saltare il banco. Qualcuno dei nostri invitati eccellenti, non tutti sia chiaro, va a farsi il selfie con Gratteri, mostra il suo nuovo libro, sorride ma poi… quel libro mica lo legge. Comunque non bene. Perché se l’incontri e ti scappa un mezzo discorso su certe ombre locali, cade sempre dalle nuvole.

Prova un po’ a parlarci, per esempio, dei troppi bubboni di natura masso-mafiosa della zona e ascolta un po’ che ti replica, quasi allibito. E che è mai ‘sta roba? – obietta alquanto scandalizzato – Ma te le inventi tu ‘ste teorie? E poi, da noi, figurati un poco se accade questo. No che non ce le inventiamo noi, ‘ste teorie. La recente letteratura investigativa del Sud recita simili ipotesi. E ce le chiarisce senza tanti giri di parole.

Gratteri ne dice spesso, quando fa i conti con i tumori di Calabria.
«Stiamo parlando della massoneria deviata, cioè di quelle logge massoniche non riconosciute da Palazzo Giustiniani dove convivono quadri della Pubblica Amministrazione, professionisti, e gli esponenti della Santa, quel grado di affiliazione alla Ndrangheta che autorizza i suoi vertici anche a una doppia affiliazione, alla massoneria appunto».

Tuttavia, certe affermazioni del detective calabrese, tanto amato da volerci fare un selfie, qualcuno dei nostri invitati eccellenti mica le conosce. I libri, certi libri, li compra ma poi, che vuoi… uno fa tante cose e mica ha il tempo per leggere. La famiglia, gli amici, gli affari. Neppure un occhio sui siti scomodi di internet gli cade, di tanto in tanto. Né gli scappa manco uno straccio di analisi sincera sulle cancrene che uccidono lo Jonio.

Intanto però, taluni nostri (ingenui) invitati eccellenti, li vedi presenti pure attorno ai tavoli dove si costruiscono alleanze elettorali, dove si decidono i candidati a sindaco, dove con due favole si scrivono i programmi per chiedere voti alla gente. Guai a parlare di mafia o massoneria deviata: perché rovinare il salottino del momento? E poi chi sei per farlo?

Prendiamoci un caffè, dai, scambiamoci i cellulari: siamo tutti amici. Almeno fino alle prossime urne. E parliamo solo in positivo, che se non l’amiamo noi la nostra terra… Poi si vedrà. Poi. Perché cambierà tutto, stavolta. Pure il colore del cielo, stanne certo.

E giù un altro selfie. A Dio (e al mammasantissima in grembiulino) piacendo.

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