La dignità conta

Sui diritti non esistono numeri. Non esiste maggioranza. Uno è uguale a quaranta. La dignità conta.

È una matematica particolare. E vale sempre. Pure se ci convincono del contrario. Anche se ci recitano carezze consolatorie che ci fanno sentire più sicuri se in gregge. E fanculo quel famoso uno che ne resta fuori.

Allora il ragazzino autistico, per esempio, resta a terra e guarda il bus della gita scolastica partire senza di lui. Mica gli altri quaranta possono rovinarsi la bella esperienza per lui solo. E pazienza se ci resta male: gli passerà.

Allora chi denuncia il malaffare, ovunque, diventa un mezzo appestato da neutralizzare in qualche modo. Perché le bizze di uno mica possono incrinare le certezze del resto del mondo. Si dia una calmata e pensi alla salute, ché è pure rischioso alzare troppi polveroni.

Allora per far quadrare i conti di chi sa sgomitare, si sacrificano le giuste aspettative di chi sta alle regole. Un solitario idealista non può avere la presunzione di ricordare agli altri che le leggi non sono un optional: impari a vivere, piuttosto. Copi chi sa farlo.

Allora sei un matto se queste cosette le racconti e spieghi perché tu, se puoi, per quel maledetto uno ancora scrivi, ti fai nemici, lotti e perdi. Gli altri neppure più ti ascoltano, presi come sono dalla logica delle loro calcolatrici. Con quei numeri freddi e spesso ingiusti da sciorinare in faccia a ogni ideale possibile.

Allora suona la campanella e gli allievi del Serale tornano adulti. Ancora più convinti che conti il risultato, che con regole e dignità non si fa la spesa, che tanto si va avanti così oggi, che tanto le regole sono il Vangelo povero dei più fessi.

E via a casa. Forti, nel gregge. Finché a qualcuno non toccherà di essere un uno senza difesa. Solo.

Trebisacce, 12 febbraio 2019

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