Sono solo canzonette

Salvini premier! Buona domenica e… ma che cavolo è successo ieri a Sanremo? Apriamo i Social ed è una giostra di polemiche.

Aiuto, Google. Per chi non ha fatto notte appresso al Festival della Canzone, il famoso motore di ricerca è la solita manna caduta dal cielo… anzi dal mouse. Dunque: ha vinto Mahmood con il brano Soldi. E Salvini che c’entra? Ah, ecco: è ‘nu nivr.

Aiuto, Youtube. Sentiamola, ‘sta canzone. Orecchiabile, può piacere in radio, di quelle che arrivano in finale nei Talent show. Non comprerei mai il Cd ma se sto in auto e la passano, non cambio stazione.

Aiuto, Wikipedia. ‘Sto cantante proprio non so chi sia. Ecco: si chiama Alessandro Mahmoud. Nasce a Milano nel 1992 da madre sarda e da padre egiziano ma si descrive come italianissimo al 100%. Vince Sanremo Giovani, scrive per Fabri Fibra e Marco Mengoni. Quindi di Musica ne capisce e negli ambienti è un nome.

Vince l’edizione 2019 di Sanremo. La canzone non sarà il massimo ma forse piacerà a tanti giovani, E stop. O, meglio: altrove, a questo punto si fermerebbe la discussione. In Italia no: sarà che nei versi del brano (discutibili… perché non sanno di niente e sono elementari, non per altro) ci sono parole in Arabo? Sarà perché il ragazzo è mezzo africano? Sarà perché siamo sempre più razzisti?

Sarà per tutto questo. E non giriamoci troppo attorno. Allora leggiamo commenti che glorificano Salvini, altri che temono un futuro tutto musulmano, altri che gridano allo scandalo perché si sarebbe punita la calabra Bertè (che poi alle Martini sai che frega, da sempre, della Calabria – da cui sono fuggite a Roma da una vita).

Ma davvero ci fate? Ragà: sono solo canzonette. E ci mettete il solito buonismo radical chic sinistroso… e ci mettete i soliti immigrati… e ci mettete il solito Capitano. Sono canzonette. Perché, sappiatelo, se ci diamo più importanza, allora dobbiamo parlarne come Arte e…

E l’Arte guarda sempre un metro avanti. Non va appresso allo stomaco del momento. Lancia provocazioni. Censura le mode popolari del presente. Urla il suo dissenso e lo fa stuprando le serene certezze di chi fa gregge e bela sotto il bastone del pastore di oggi. All’Arte piace il Colore. Il nuovo. La sfida.

Discorso lungo e noioso, lo so. Mi vado a sentire la mia lucana Arisa, che è meglio: Se non ci penso più mi sento bene.

Sanremo di Calafrica, 10 febbraio 2019

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *