Chi deve: parli!

La gente comune ha il diritto di avere paura. E se il malaffare ammazza, incendia, minaccia, è comprensibile che quest’ansia generale cresca. Ma chi ha l’ambizione di rappresentarla, la gente, no: tutto questo non può permetterselo.

Calabria jonica, anno del Signore 2019. Da sei mesi circa il territorio è sotto attacco. Prima il sangue di Villapiana, poi le scomparse eccellenti a Schiavonea, poi Rossano, poi le fiamme dolose tra Sibari e Corsano. Il respiro che si fa spasimo in chi legge e si pone domande: e aspetta, come sempre, che tutto passi in fretta.

Già visto e vissuto, si dirà. Ed è vero, purtroppo. Compreso il generale silenzio del Sindacato, della Chiesa, della Scuola, della Politica, del mondo dell’Informazione. Perché non basta un articolo di cronaca per denunciare. Non basta una lezioncina sulla legalità, scomodando Falcone, per insegnare il coraggio. Non basta un “ma noi ne abbiamo sempre parlato”, come garanzia della verginità del prossimo candidato.

No: non basta. Ogni tanto una parola più forte, più chiara, farebbe bene al cuore di chi ora ha paura. Un “no, io non ci sto” darebbe un senso alla indignazione che, muta, non ha peso. Si dirà: ma su, non siamo ingenui, uno può dire in pubblico tante cose ma poi essere complice lo stesso dei peggiori criminali. Vero: può succedere… ma intanto alziamo la voce, accusiamo, mettiamoci contro qualcuno. Rischiamo.

Lo faccia, soprattutto, chi deve. Perché, anche qui da noi, c’è chi ha meno diritto degli altri ad avere paura. Specie se occupa posti di rilievo della vita pubblica e sociale. Ancora di più, se decide di candidarsi, di guidare un territorio. Perché non lo ordina il medico, tutto questo.

Chi deve: parli!

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