Tolosa 2015 – Emozioni occitane

Ci sta finanche il sole, nella “mia” domenica francese. Doccia, un po’ di web, una telefonata a Trebisacce. Poi si esce, macchina fotografica ed energia da vendere.

Questa mattina è turista-time. Senza una meta precisa. Magari verso la cattedrale, o la Garonna. O dove cavolo mi porterà l’istinto.

Prima sorpresa. Ci sarà pure il sole ma fa un freddo boia. Ma chi se ne frega. In Place du Capitole ci stanno gli stand della Fiera della Violetta nonché una grande pista di ghiaccio sintetico. L’odore di vin cotto addomestica subito le narici dello straniero. Curioso per un po’ e poi punto dritto verso Saint-Sernin.

Tutt’attorno all’omonima basilica ci sta il mercatino delle pulci. Tolosa è una città occitana: ai muri degli edifici ci stanno le indicazioni stradali in doppia lingua, il francese vero e proprio e la lingua d’Oc. Tolosa è duplice pure dal punto di vista sociale: qui, a Saint-Sernin, oggi è il regno degli “Arabi”.

Mi spiegano che con questo termine, “Arabi” appunto, vengono identificati tutti gli immigrati musulmani dell’Africa e delle “vere” regioni arabe. La casbah presente intorno alla basilica è una miniera di affari a basso costo dove, forse, non è soltanto l’usato a farla da padrone. Ci sarà, forse, pure della refurtiva. Forse…

Entro in chiesa. L’edificio è austero ma imponente e vi si celebra la messa. Tra i chierichetti, vestiti con un saio bianco con una mantellina rosso cardinale che copre le spalle, ecco pure delle bambine. Seduti tra i fedeli, tanti cittadini di colore. Eccola, la Francia così differente da noi. Due foto di nascosto e via, altrove.

Non ho molto tempo. Torno indietro e punto verso la Garonna, passando dai vicoli dei “Giacobini”. Ammiro l’orgogliosa mole del Ponte Nuovo, poi per rue de Merz, quindi rue degli Artisti. Un veloce saluto alla cattedrale di Saint-Etienne. Un tuffo in alcune piazze: Saint-George, Wilson. Ed è già ora di pranzo.

In piazza du Capitole mi sento chiamare: “Professore”. Sono Maria Grazia e Paola, sveglie da poco, con cui ce ne andiamo al secondo piano dell’elegante ristorante “Des Arcades”. Pochi minuti dopo arrivano anche il maestro Montaldo con la moglie. Si siedono con noi e il tempo passa più in fretta. E bene.

Il tempo corre, appunto. Alle 17 dobbiamo essere in teatro per lo spettacolo “Italiani” con cui si chiuderà l’evento tolosano. Veloce capatina in hotel per cambiarmi e qui, nella hall, un barbuto omaccione mi ferma e mi riempie di complimenti. Mi ha confuso per il regista Tornatore e io sto al gioco per non deluderlo. E chi lo vedrà mai più?

Eccoci in teatro. Rocco Femia e i suoi “ragazzi” di “Incanto” sono proprio bravi. Forse in Italia il loro spettacolo non avrebbe il pathos che ci fa vivere qui a Tolosa: noi siamo sempre “meno” italiani e certe emozioni ci risultano estranee, lontane. Ma qui, stasera, in Francia… tanti spettatori hanno gli occhi lucidi, la voce tremula.

“Va Pensiero”: la platea è in piedi e canta per il finale dello spettacolo. Sono 1200 persone che recitano il mantra d’una nazione che ha regalato per poche lire tanti suoi figli al mondo. Sono 1200 anime che stonano persino ma a nessuno importa: ora, qui, è il momento dell’orgoglio ritrovato. Tutto d’un fiato, senza pensare.

Ceniamo per l’ultima volta tutti insieme. Colpo di scena: al mio tavolo siede pure l’omaccione che mi ha confuso per Tornatore: si chiama Fulvio, è sardo, ha un ristorante a Parigi. Dio mio, che faccio? Me ne sto zitto, faccio finta di niente. Lui mi imita e pure ‘sto “guaio” ce lo mettiamo alle spalle.

Prima di andare a dormire, Montaldo mi dà appuntamento per l’indomani: prendiamo lo stesso aereo per Roma e, quindi, approfitteremo dello stesso passaggio verso l’aeroporto. Paola e Maria Grazia mi invitano all’ultima passeggiata notturna per Tolosa. Qualcosa di caldo per salutarci lo troveremo in giro.

Che fortuna ad avere avute due simili compagne di ventura a Tolosa: simpatia e materia grigia in abbondanza, un mix vincente. Ci salutiamo con la promessa di non perderci di vista, quanto meno sui social. Torno in hotel e sono l’unico che sfida il gelo notturno della città. Passa un uomo di colore e sbadiglia forte.

Nei pressi du Capitole, un grosso ratto va a caccia per le aiuole. Allora ci sono i topi pure a Tolosa… sorrido, penso alle mie alunne, Marzia, Antonella… chi sa cosa mi direbbero adesso, come mi prenderebbero in giro conoscendo la mia paura per i ratti. La vacanza è finita. Ho fatto bene ad accettare l’invito di Rocco.

(12 febbraio 2015 – facebook)

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