Sardinia 2012 – Sole & parchimetro

Ovunque stai in Sardegna, il giorno hai solo un posto dove andare: il mare, è ovvio. Puoi scegliere una spiaggia, la stessa, per tutto il tempo che resti sull’isola: ma è una scelta, questa, che non va molto di moda.

Oppure puoi prendere l’auto e, ogni mattina, andare a zonzo a cercare nuovi posti: come fanno quasi tutti.Ora, per un istante, immaginate Miliuccio che d’inverno si sveglia quasi sempre all’alba e quindi nei dì di festa e nelle vacanze si fa prendere da tutta la pigrizia del mondo, dimenticando il concetto stesso del tempo. Pensate a questo poveraccio che va in Gallura e che deve fare per il suo relax? Massimo alle 9 deve stare già per strada a conquistarsi il suo metro quadrato di spiaggia.

Andiamo bene. Lasciamo Santa Teresa di Gallura e procediamo verso est, in direzione di Palau. In pratica stiamo rifacendo a ritroso, e di giorno, la Statale buia percorsa arrivando da Olbia. Un paio di chilometri, o poco più, e si svolta a sinistra per la spiaggia “La Licciola”. Siamo sempre nel Comune di Santa Teresa. Si va avanti, per una stradina che alla fine non è manco più asfaltata.

Due auto assieme non ci passano. Da noi si direbbe che stiamo andando verso la più sperduta “timpa”. Alla fine ci siamo, ci sta un piazzale in terra battuta dice si può parcheggiare. E si paga. Un euro all’ora, con tanto di colonnina per fare il tagliando. E finanche una vigilessa che controlla. Uno spiazzo polveroso dove scassi la macchina se superi i dieci all’ora lo devi pagare e caro. E poi da noi c’è chi grida allo scandalo se nasce un lido in più su chilometri desertici di spiaggia.Un salto su delle rocce bianche ed eccoci sul sentiero che va alla spiaggia. Qui, nulla da dire: è bellissima. Peccato a non avere maschera e boccaglio, i fondali davvero se la meriterebbero una maggiore attenzione da parte nostra. Va bene uguale.Ci sta sempre la Corsica davanti. Siamo pur sempre su una linea di confine e se ne accorgono pure i cellulari che, sotto l’ombrellone, andando a caccia del segnale si bloccano su quello della Sfr, l’operatore telefonico mobile della Francia. Meglio spegnere i cellulari, se no poi sono mazzate in bolletta.

In spiaggia c’è mezzo Nord Italia. Tutti che parlano “Sci-Sci”, che chiamano i figli con nomi impossibili (Tommy, Roby, Stefy, Fuffy). Mariti svogliati, mogli palestrate, ragazzini viziati, nonni strippati. E si tuffano, e giocano a pallone, e vanno sott’acqua, e sporcano, e parlano, e si fanno foto. Ma un bel barese che si spazzola una teglia di lasagne proprio no? O un napoletano che comincia a “luccare” i figli. O un siciliano che bestemmia Santa Rosalia perché l’acqua è fredda. Niente.Per pranzo ci sta una capannella che pare essere rimasta in piedi dopo un qualche bombardamento. Si chiama ‘Tornado” e ci sta un fustacchione tutto capelli che ti dà del tu come un vecchio amico, prima di chiederti cinque euro per un panino. E che devi fare, ci sta solo lui per chilometri, qui. Mastichi aiutandoti con una Coca e il caso ti regala una famiglia spagnola al tavolo vicino.

Il bambino più piccolo si chiama Ramon. Vede un cagnaccio nero in un angolo del bar e va a giocarci. Lo accarezza tutto contento e il resto della clientela guarda la scena quasi scandalizzata. Questi zombie settentrionali crescono figli artificiali e si permettono di guardare il bimbo spagnolo come fosse un marziano. Ma scherziamo? Vamos, Ramon!

Ancora sole. Mare, auto, doccia, cena. Per chi non ama Movide varie, infine, una passeggiata. E la luna che è sempre più piena verso Est. Qui si va avanti così. Olè.

(25 agosto 2012 – facebook)

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