Il giorno che la 2 F venne sotto casa

La classe in silenzio. Sono tanti, forse troppi. Non uno soltanto di loro mi ha raccontato di una stupidata consumata in cortile. Aspettano le mie bacchettate, sanno che arriveranno. Ma non una parola.

Li guardo e temo di aver sbagliato tutto in un anno e mezzo di scuola “by Miliuccio”. Forse, almeno con ‘sti qua, si deve usare il solo bastone. E via a martellarli con lezioni classiche, tipo “da pagina 35 a pagina 50”.

Il tempo è un buon medico. Quella mattina sono convinto che sia il momento più basso nel rapporto elettrico con la mia “classe preferita”. Li guardo, tanti come sono, forse troppi, e nei loro occhi non ci vedo più il mare. A Cirò Marina era un’altra cosa: nella polvere di via Pirainetto io navigavo sempre tra stelle marine e cocci di conchiglie. A Corigliano no? “Mi sento tradito, pensavo vi fidaste di me”. E loro zitti.

Il tempo, si diceva. Sabato: guardo la Tv, si decide la Liga di Spagna. Ho già prenotato una pizza per la sera. E dabbasso, in cortile, eccoli quasi tutti. Sono quegli occhi dove rivedo il mare. E il silenzio è morto. “Zio Miliuccio!”: non mi affaccio, spero che vadano via, penso alla figuraccia con il condominio. Loro però non se ne vanno. Alla fine li faccio salire. Devo fare la “parte” di chi è seccato. Ma vorrei ridere come un matto.

Un prof serio ‘ste cose non le fa. Per esempio, usa i libri di testo. Usa gli esercizi di questi libri. Vuole la memoria. Dà temi dalla traccia lunga e semplice. Sa interrogare a cadenza fissa. Spiega quando deve farlo, non parla di altro se viene fuori un input da parte dei ragazzi. Non scherza con Matteo e i suoi primi dubbi da neo maschietto.  Non ride della lirica di Pierpaolo. Non si appassiona alla timidezza di Giusy & Co.

Ma io non sono un “prof serio”. Non sono manco un prof. Anzi no, come sussurrano i miei colleghi (convinti che non li senta, che non sappia): io sono il “prof pazzo”. Ma si, chi se ne frega. La follia è una bella arma a volte. Scardina la pigrizia, batte la diffidenza. Ti apre tanti cuori. Al diavolo i programmi, gli esercizi e i libri di testo. Tanto, incredibile ma vero, quasi sempre le “cose” le facciamo lo stesso. E manco malissimo.

Li guardo, i miei ragazzi. Li vedo che crescono nella testa, che coltivano il cuore. Li leggo nei temi, li ascolto leggere le loro poesie, li applaudo quando si finisce una clip musicale contro le mafie. Li guardo, i miei ragazzi: che fine ha fatto quella stupidata consumata in cortile? Qualcuno è rimasto lì, lo so, ma i più sono andati avanti. Hanno digerito le mie bacchettate e accettato la sfida: si può crescere ridendo.

La libertà non è non avere regole. La volgarità non è una parolaccia. Essere “grandi” non è fumare o rispondere male. In due anni, nell’aula che protegge la mia “classe preferita”, li ripeto questi concetti. Non solo qui. Pure nella mia ex 3 F. E nell’attuale Prima, nella 2 E. Racconto il mio modo di vedere la Scuola. Cerco di non imporre, di arrivare a scelte (pure didattiche) condivise. Non tutti mi seguono. Tanti lo fanno.

Non so cosa debba essere la nuova Scuola. Io non sono un teorico di simili questioni. Io so che i prof passano, spesso si dimenticano. Per i miei ragazzi sarà lo stesso con me. Ci sta, lo metto nel conto. Però, sogno che resti loro qualcosa di noi in aula. Spero che alcuni ricordi siano delle belle foto nel loro Album personale. “Come si chiamava quel prof?”: e chi se ne importa. La vita è fatta di capitoli lunghi, abbasso le virgole.

Il Centro d’Eccellenza è pieno come un uomo. Dotti & sapienti imbastiscono domandone (noiosissime) per Paolo Crepet. Si alzano tre ragazzine e vanno dove sta il microfono: d’improvviso la serata si accende. Sono le “mie” ragazze e le domande se le sono inventate loro, con me le hanno soltanto un po’ “aggiustate”. Sono brave, le foto con Crepet resteranno nei loro ricordi. Cresceranno bene pure senza di me.

“Zio Miliuccio!”. Mi affaccio al balcone e non me ne frega nulla se in tanti criticheranno ancora una volta ‘sto prof poco serio. Che meraviglia: di sotto ci sta il mare…

(23 maggio 2014 – facebook)

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