E ora, Prof, scriva Lei il suo tema.

Valeria legge alcuni versi in albanese. Ci piace sorridere sulla diversità del suono delle parole. Valeria è brava anche a tradurre: forse un po’ bara, ma fa nulla.

Oggi c’è Storia in programma, la Rivoluzione Inglese. Ma ci scappa prima la fantasia d’un aereo che cade sulle Alpi: come si comporterebbe la 2 F? E si ride, la Scuola è pure questo.

Dieci minuti alla seconda ora. “Ma come si fa a inventare una storia?”. Qualcuno scomoda la fantasia. No: bisogna conoscere i luoghi e le persone di cui si scrive o si parla. Nel caso dell’aereo si è riso sui difetti caratteriali di ognuno dei ragazzi presenti in aula. “Ci vuole la conoscenza per coltivare una fantasia vincente”. Facciamo un gioco?

Tema: “Cos’è la solitudine? Svolgimento”. Ognuno deve tentare di dettare un piccolo scritto ad hoc con punti e ogni altra cosa serva di solito nel corso della scrittura. Benedetta ha coraggio e parla: sussurra similitudini umane che richiamano temporali e quasi c’è da commuoversi. Poi anche altre. Qualcuna non detta ma si commuove.

Noi in 2 F siamo così, gente poco seria. Al diavolo le lezioni vere e proprie e, bang, ecco che ci si inventa il nostro Laboratorio di Scrittura. Devi respirare col naso per non rischiare di abbandonarsi a qualche lacrimuccia fastidiosa. Sono belli i mini-temi dei miei ragazzi. Il resto della classe sta in silenzio, salvo qualcuno. La Poesia è qui.

A Benedetta non basta la mattinata così come sta scivolando verso la campanella di fine giornata. “E lei, prof, non lo fa il suo tema? Lei si sente solo, prof?”. Un colpo al cuore: si, che mi sento solo. Maledettamente. Ma non è una mia novità, saranno oltre 40 anni che mi sento così. Eccolo il mio tema, Benedetta. Ecco cos’è la solitudine per me.

Il mio divano dorme sotto il peluche dei miei pupazzi. Rossa è la sua pelle, consumato è il suo abbraccio. Qui viene la Notte, ogni volta, ed è dura parlare da soli. I pensieri sono brutti compagni di viaggio, certe volte. I ricordi sanno essere anche più malvagi. E la Notte è lunga, implacabile. Arriva e non se ne va più.

Un tempo no, tutto era diverso. Cosa vuoi fare in un paese di provincia qui, a metà strada tra Calabria e Lucania? Ti dai un tono e consumi le tue notti con gli amici. A non fare nulla, pure se poi racconti di chi sa quali conquiste, chi sa quali grandi rischi domati con la sola forza del Cuore. Ora no, le stelle finanche pesano.

Meglio non parlare, allora. Il Tempo fa il resto. E la Notte si addormenta, spesso prima di me. Le ossa dolgono, la testa gira come un calabrone. Un’alba senza nome bussa alle finestre e chiede di illuminare ciò che resta delle mie rughe. Ora ci starebbe bene una birra, uno si convicerebbe di essere allegro. Ma il frigo è vuoto.

Resta solo qualche minuto, il Mondo attende. La schiuma da barba accarezza i pori addormentati, il rasoio li violenta con il suo peso metallico. I capelli sono sempre di meno, gli occhi stessi non sono più quelli d’una volta. Le mie mani sono esperte e ci mettono poco ad aggiustare meglio la maschera di giornata sul mio viso.

Un respiro. E via. Ridere, prego. Perché a ognuno tocca la sua parte finché una nuova Notte non reclamerà quella maschera per farne scempio. Uccidendo, col cerone del trucco, pure l’ultimo brandello della mia Anima.

(11 aprile 2014 – facebook)

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