Natale: ma quale crisi?

Pensieri. Buoni per il freddo delle nostre Periferie meridionali. Ma con un occhio altrove. Per dare un senso a ciò che la Testa analizza a piccoli passi. Per capire, capirsi…

Sto in fila alla cassa dell’Autogrill di Pescara Sud e faccio i conti con le chiacchiere di due cameriere del posto. Parlano di cosa regalarsi a Natale e se ne fregano dei clienti. Quanto potranno prendere al mese? Mille euro… due mila euro? C’è “il ritocchino al viso” nei loro pacchetti natalizi. “Il dottore usa un gel che è meglio del botulino. Spenderli così, i soldi, è una benedizione”: e alla fine si convince pure l’altra a fare il grande passo.

Eppure alla Tv predicano di recessione. Con Berlusca si parlava soltanto di puttane d’alto bordo. Ora no, se non si piange in diretta non c’è gusto. Così tutti sanno tutto in fatto di Economia. E chiedono sacrifici. “C’è chi neppure può più mangiare”, urlano tutti quanti. Sarà. Ma intanto la cellulite avanza e io mi scopro sovrappeso.

Non sono, però, l’unico… obeso in giro. Ci sta anche di peggio. Ai piedi di Macerata c’è via Bernardo Della Valle, alias “Nardo il calzolaio”: quest’onesto artigiano ha fatto i soldi rimettendo in sesto tacchi e mezze suole. I suoi discendenti fanno i miliardi seminando nel mondo Hogan, Tod’s e Fay: il trend mette i brividi perché convince milioni di clienti di non poter camminare più senza scarpe del genere. I Della Valle non gestiscono delle catene d’abbigliamento, bensì dei moderni sanatori per novelli invalidi. Ai miei tempi certe scarpe “curative” si compravano in farmacia e uno si vergognava perfino a farne uso (“quello è ciunco”): oggi si trovano negli outlet e boutique di grido e se non le compri sei un poveraccio.

Via Bernardo Della Valle, dunque. Nello spaccio di famiglia è ressa. Il peggio paio di scarpe costa 150 euro, per un cappotto “come Dio comanda” ci devi mettere sopra mezza tredicesima. Alle casse ci si arriva attraverso una serpentina che ricorda quelle degli aeroporti: per pagare ci metti pure un quarto d’ora, tanta è la gente che compra. E non crediate che a fare la fila ci siano solo russi e miliardari: quanti statali “capiscono la roba buona” e mettono mano al portafoglio. Solo tre mesi fa hanno gridato allo scandalo per comprare i nuovi libri della scuola ai figli emmò guardali come festeggiano a seminare euro per i tacchi e le mezze suole made in “Bernardo il calzolaio”.

Passi la via in questione e sei da Prada. Qui tra i clenti ci trovi pure Maria Grazia Cucinotta, quella del “Postino” di Troisi. Madonna quant’è brutta dal vivo. Ma questa è un’altra storia. Restiamo alla… crisi. Oddio, crisi: devi finanche fare il biglietto per entrare tanti sono i cristiani che ci stanno. E guardano e comprano. E pagano e godono. Ed escono e promettono alle commesse di tornare in settimana: “Per qualche regalo di Natale”. È giusto. Comincia a piovere, è acqua-neve ma non per tutti: per chi, come me, ha solo guardato mercanzia e Cucinotte, piove merda e basta.

Ma è Natale e siamo tutti più ottimisti. Con Monti l’Italia dei banchieri, delle imprese, dei Della Valle, dei furbi e delle Cucinotte resterà in Europa. La mia Italietta resterà legata al carrozzone e cercherà di salvarsi. Alla fine, pure io metterò una montagna di cose inutili sotto l’albero del 25 dicembre. Continuerò a camminare pure senza le miracolose Hogan, mi difenderò dal freddo senza la lana di Prada. Mi comprerò un panettone con l’uva passa e mangerò la lasagna multipiani che fa mia “matra” alla Vigilia. La mia stipsi ne soffrirà tanto ma, si sa, “a Natale puoi”.

Poi, il 26, farò un respiro grande e mi vedrò un Tg. Mi diranno che c’è la crisi e che io devo contribuire a sanare le cose. Mi vergognerò di aver portato la Nazione a questo punto infausto e ne farò ammenda dal mio divano preso a rate all’Emmezeta. Finanche di dare l’ultimo morso al panettone mi sentirò in colpa: mannaggia a me e ai miei vizi… avrei potuto prendere quello senza uva passa invece di scialacquare così la finanza italica!

Auguri a tutti.

(22 dicembre 2011 – facebook)

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