Una terra povera e i suoi “No”

Veloce, precisa e a effetto: una sillaba ci seppellirà.
In principio, era il fronte ambientalista. Meglio se con una tessera di partito in tasca.

Ricordate i vecchi Verdi? Mai una volta che sapessero regalarsi uno straccio di assenso. Pure facendo parte d’un Governonazionale, il mantra era sempre lo stesso. No, appunto. Senza se e senza ma. E senza contro proposte.
E si, a Sinistra il giochino del dissenso sempre e comunque ha avuto il suo discreto appeal. Anche qui in Calafrica. E quante battaglie ideologiche hanno fatto da supporto a questi muro contro muro. Certe cattive abitudini non vanno mai del tutto in soffitta, si sa. E infatti ci risiamo… pure se orfani della Sinistra.
Stavolta il freno agisce per bloccare l’avvio del cantiere della nuova 106a nord di Sibari. Il No parte dal mondo agricolo locale… comunque da alcune delle sue associazioni di categoria. Così pure per ciò che riguarda taluni deputati grillini. E poi per bocca di qualche (immancabile) intellettuale progressista.
No, dunque. Perché il tracciato rovina l’ambiente e distrugge l’agricoltura. Perché c’è già la ‘ndrangheta pronta a ricavarne il proprio guadagno. Perché “noi abbiamo bisogno di altro”. Che Toninellistudi una soluzione migliore. Intanto: stop ai lavori e riflettiamo, pensiamoci meglio, analizziamo la cosa. E buona notte al secchio.
Tutto questo in una terra dove l’ambiente è un cimitero quotidiano nel silenzio generale, vedi gli incendi estivi. In un Sud dove l’agricoltura langue, o avvelena i fiumi, o sfrutta la mano d’opera o non ha mercati in cui immettere i propri prodotti. In una Periferia senza infrastrutture e senza opportunità, lontana anni luce dal mondo. In una Calafrica senza treni, strade, certezze e attenzioni romane o catanzaresi.
Ok, ma le cosche… tra le tante paure messe in campo negli ultimi giorni, questa è la più disarmante. Perché, se anche ci può essere il rischio che la mafia cerchi di lucrare sugli investimenti romani, lo Stato che fa: non sa difendersi da questa minaccia? E Roma stessa, quindi, non investirà mai nulla per paura di favorire i mafiosi? Assurdo.
Non scherziamo, signori! In una nazione seria, se servono, degli investimenti arrivano. E un territorio altrettanto serio li accetta e ne fa tesoro. E invece: No. Sarà il Dna di queste terre, quel sangue greco che ispira più la filosofia che non la pratica quando si tratta di andare avanti. Oppure cosa? E se la nuova levata di scudi fosse soltanto legata a semplici, e tristi, strategie elettorali?
Eccola, la cattiveria di metà estate. La nuova 106 è figlia del Pd, del suo ultimo Governo, e ai grillini ‘sto particolare non andrebbe troppo a genio. Allora, marcia indietro compagni. Fermiamo tutto e ci pensiamo meglio: e intanto i pidioti non si faranno belli sotto Conte. È la realpolitikregali non se ne fanno.
Una cattiveria, appunto. Una malignità che fa la coppia con l’assurdo d’un freno nemico del territorio. Basta parole e polemiche. Action, please!

Emilio V. Panio

(29 luglio 2018)

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