Grazie a chi c’è

Tanto, muoiono solo gli anziani. Chi ha i suoi anni prima o poi deve dire addio a baracca e burattini. Va così da sempre.

Pazienza, allora. Certo, ci mancheranno. Ma meglio loro che i giovani. Ed ecco servito un altro loro. In un colpo di tosse generale che segue i conti del momento e veleggia sulle onde dell’ansia. Se siamo in guerra, magari possiamo anche scegliere chi sacrificare?

C’era una volta il vecchio. La parola anziano è un’invenzione di chi ama nascondersi dietro la retorica per non dire mai del tutto ciò che pensa. Finanche per lo spazzino ci siamo industriati: operatore ecologico. Come se andasse a raccattare monnezza col bisturi.

E quindi anziano. E terza, quarta età. Le nuove parole hanno aperto la porta a nuovi usi, moderne abitudini. E quelli che una volta erano pure esempio, parola definitiva con cui risolvere questioni, tradizione stessa, oggi sono soltanto una… categoria.

O matematica. Come in questo periodo in cui muoiono soprattutto loro – e il virus maledetto fa meno paura agli altri. L’importante è andare a nascondersi in casa, dove il nemico ha più difficoltà a raggiungerci. Ci si organizza e si combatte dalle barricate del salotto. Ognuno tra le sue quattro mura. A guardare Tg e cantare inni.

E loro?

Mai come in questo 2020 è d’attualità la solitudine dei tanti anziani della Penisola. Allo stesso tempo, è fondamentale la presenza nei vari paesi degli operatori del terzo settore e, in particolare, di quanti si rimboccano le maniche nell’assistenza ai nostri vecchi.

Una volta tanto, per fortuna, anche il nostro Sud registra esempi di rilievo sotto questo aspetto. Esistono infatti case di riposo dove, dal primo istante di guerra al virus, si sono registrate difese eccezionali a protezione dei meno giovani.

Senza che nessuno, da Roma, regalasse consigli specifici a tal pro’, molte strutture del genere si sono organizzate al meglio. Nessun familiare, per esempio, può più far visita a nonni e nonne. E per sopperire all’assenza dei propri cari, più d’una di queste realtà ha scomodato anche internet con videochiamate e altre utili diavolerie del genere.

Tutto oro quel che luccica al sole, quindi? No. Perché la stessa solitudine degli anziani la stanno vivendo queste meritorie strutture. Perché ciò che si fa non è frutto di una rete, di direttive precise, finanche di aiuti ad hoc. No. Ognuno deve portarsi da solo la propria croce.

Tanto, sono anziani… D’accordo: non è tempo di polemiche neppure per questa questione. E non se ne faranno neppure in questo spazio. Il virus sarà battuto e allora tanti vecchietti di casa nostra torneranno a giocare a briscola sfottendo gli infermieri che li curano. Alla fine la primavera tornerà del tutto a raccontarci di colori ed emozioni.

Allora torneremo a parlare di certe solitudini. Ringraziando chi si è fatto i calli sotto il peso di troppe croci. E chi ha predicato parole vuote. Dopo una guerra, del resto, si tirano sempre le somme. E chi ha abbandonato le barricate un prezzo lo paga sempre. Prima o poi.

Intanto, buon lavoro a chi il virus lo combatte da solo. E li salva, gli anziani: dalla malattia e da tutto il resto.

(Calafrica, 24 marzo 2020)

Un commento su “Grazie a chi c’è”

  1. Per loro è più dura che per noi. Gli anziani si sentono abbattuti psicologicamente…la non socialità, l’isolamento dovuto è dura da sopportare. Te lo posso assicurare, io che vivo con un anziano 4 giorni a settimana. Al quale manca quella famosa partita a briscola con gli amici.

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