Eppur si muore

C’è del veleno che scorre sotto i nostri piedi. Buca il suolo e si fa aria nei nostri polmoni. Inquina finanche l’acqua che beviamo.

Non ci sono prove certe su tutto questo. Anzi: se ne parli, puntuale ci sta chi si scandalizza subito. E ti punta contro finanche l’indice, accusandoti di spaventare la gente a gratis. Intanto, però, in terra di Sibaritide ci si ammala e si muore sempre più. Di cancro. Di leucemia.

Ci sta, si dirà. Si muore ovunque, perché qui no? Forse perché amiamo tanto presentarci come il nuovo paese del sole e del mare? Forse perché ci piace raccontare la favoletta del territorio puro e casto? Forse perché non sappiamo cosa sia un vero e proprio stabilimento industriale?

E già. Stona che in una periferia di fatto a trazione agricola si registri il costante aumento di decessi causati provocati dalle più disparate forme di tumore. Né si può imprecare al caso o alla sfortuna. Certi numeri si meritano una dignità maggiore, in sede di analisi.

Diciamocelo tutta. La Sibaritide non è affatto il paradiso terrestre che ci raccontiamo da sempre. E non è vero che non si sappia proprio nulla su come la si è avvelenata nel corso del recente passato. In alcuni casi pure la cronaca ne ha raccontato delle belle. O, meglio, delle brutte.

Il caso più noto e clamoroso, nonché pure più drammatico, è quello delle ferriti di zinco interrate dai camion della Pertusola Sud di Crotone. La Piana di Cerchiara e altri terreni sibariti sono ancora un grande cimitero più o meno bonificato dagli Enti preposti. Più meno che più.

In queste contrade tanta povera gente ha pagato il conto più alto: tanti lutti hanno riguardato dei ragazzi. Per un calvario che ancora non si arresta. E che ora, purtroppo, comincia a registrare la propria terribile replica anche nel resto del territorio.

Adesso si muore con la stessa frequenza e terribile incidenza pure dove non si conoscono episodi del genere della Pertusola Sud. Anche se c’è chi da anni sussurra di possibili bidoni interrati in questa o in quell’altra contrada. Oppure di rifiuti gettati a mare. Ma sono voci. E basta.

Nessuna conferma. Nessuna prova. Nessuna indagine. In questo nostro Sud le parole volano leggere e si perdono oltre le macchie, nei canali. Il resto è il vento cupo e freddo di certe sere nuvolose. Quel sibilo che si fa nenia rassegnata a ogni nuova perdita, a ogni nuova lacrima.

E così, qui, si muore. Di mali improvvisi e fulminanti che pare di contare i morti dei grandi triangoli industriali del Nord. Invece siamo nella terra del sole e del mare. All’ombra degli ulivi secolari, nel mare delle zagare e dei tarassachi taciturni. Un paradiso che cela chi sa quale killer.

Ma nessuno sa. Mai.

3 commenti su “Eppur si muore”

  1. Dovremmo avere il coraggio di denunciarle queste irregolarità , per non dire obrobri ! In passato si sono fatte tante lotte per L individuazione di discariche abusive e depositi ferriti di zinco , lasciato all aperto che inquinavano il terreno L acqua e L ambiente ! Ma poi a cosa hanno portato queste lotte ? …al silenzio più assoluto ,in quanto non conveniva a costoro farsi dei nemici : la cosiddetta ‘’tregua ‘ a discapito della salute dei cittadini !

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