Corigliano: ei fu…

C’era una volta Corigliano. E c’era una volta Rossano. Ora c’è una città soltanto, dicono. Grande e bella, dicono. Davvero?

Il primo voto unico, aspettando il ballottaggio, presenta il conto ai più ottimisti della zona. Tre i candidati a sindaco in lizza. Uno di essi viene visto come quello coriglianese. Gli altri due sono di Rossano. In verità non è proprio così ma, tant’è, l’elettorato locale ha questa percezione e così si va alle urne.

Promenzio perde. Lui è il coriglianese del lotto. Nell’area coriglianese arriva primo ma lascia quasi il sessanta per cento delle schede agli altri due che, da rossanesi, nelle urne di Rossano si prendono il novanta per cento dei consensi e lasciano le briciole al terzo incomodo. Un caso? O gli elettori bizantini hanno votato il paesano?

Ci sarà pure la città unica ma per i cittadini unici ci vorrà tempo. Se pure mai ci saranno. Comunque, pazienza: tra qualche generazione forse… intanto ognuno si cura il proprio orticello ed è lecito trattenere il respiro temendo che alcune zone paghino più dazio di altre facendo i conti con la fusione corsanese.

Vabbè, ma è solo il primo voto della Storia della nuova città. Pian piano tutto rientrerà nella normalità. Andiamo oltre le Comunali, dai. E ci pensano i Cinque Stelle e rassicurare tutti. Il coriglianese Forciniti si ricorda di essere stato eletto da queste parti e apre una propria sede politica. Dove? Nell’area di Rossano.

Tutti sereni, amici? Macché. I più critici alzano la voce. La sensazione è che in qualche modo la centralità politica si stia spostando a… sud circa i confini della neonata città E che Corigliano stia perdendo ulteriore appeal. Insomma, una bella fregatura ‘sta fusione se sei un ex cittadino coriglianese. Un affare pessimo. E ora?

Questa domanda scandisce il dopo delle prime urne corsanesi. E mentre duellano Stasi e Graziano, rossanesi, ci sta chi mangia sale nel centro storico di Corigliano che si scopre più orfano di prima per quel che riguarda i rappresentanti in Consiglio Comunale. E vallo a spiegare che siamo tutti uguali, ché la città unica è garanzia di sviluppo.

E se invece non fosse così? Un silenzio pesante accompagna il dubbio del momento: l’antipatica sensazione d’aver preso una nuova fregatura.

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