Dieci euro, un voto

Ho visto cose che voi onesti non potete nemmeno immaginare. Oppure no, le conoscete bene. E, come me, le digerite da sempre.

Ho visto gente vendersi per dieci euro. Una birra, una pizza. O anche soltanto una promessa: ‘a fatiga, forse. O un sussidio, una licenza un giorno. O la semplice pacca sulle spalle di chi conta.

Ho guardato le facce di questa gente in saldo. Visi noti spesso alle forze dell’ordine, piccola manovalanza di quartiere. Guagliun che c’è pure chi abbassa la voce quando passano. E se sei onesto, cambi strada.

Ho sentito le loro urla di gioia, e le bestemmie, alla richiesta chiassosa del consenso. Ho sentito le loro garanzie: “Compà, noi ci siamo”. E giù rutti al posto dei programmi, volgarità a stuprare la democrazia.

Basta stare un po’ in giro, in questi giorni: e questo spettacolo lo potete ammirare tutti. A volte in una pizzeria, molto più spesso in qualche bar. Ai crocicchi, perduti sulla polvere dei soliti marciapiedi.

E con questi guagliun, ecco certi candidati. Quasi sempre della stessa parte elettorale. Che stringono mani, non sono mai avari, offrono e parlano di pallone. Non sanno a chi offrono. Non lo sanno…

Si, non ditemelo: lo sanno eccome a chi chiedono il voto. E peli nello stomaco non ne hanno. Da qui al 26 maggio contano i numeri. Tutti i numeri. Compresi quelle delle nuove paranze joniche.

Per cui… “pure io ci sono, guagliù”. E se vengo eletto, lo sapete dove venire a bussare. Ché “per me conta l’amicizia“. Eccetera eccetera. E voi mi parlate di voto d’opinione, di regole? Ma dai, ma dai.

Ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost“.

(Corigliano Rossano, 11 maggio 2019)

2 commenti su “Dieci euro, un voto”

  1. Si fanno sempre strunzati che facevano da sempre è non si dimenticano mai perché anno capito che e finita lora dei 100 euro noi non ci siamo mai benduti a
    Questi strunzi. Io metto la faccia. Francesco Leo

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