Pino Masciari senza scorta

Chi tocca i fili muore. Chi si permette di censurare le assenze dello Stato pure. Pino Masciari è solo, senza scorta: se ne perdono le tracce alle 8 odierne a Cosenza.

Gli agenti che lo scortano in Calabria vengono destinati ad altri servizi. E lui cerca di tornare al Nord fuggendo di nascosto, come un ladro.
Su Pino Masciari pesa la condanna a morte di alcune ‘ndrine e lo Stato lo sa. Con le sue accuse e le sue prove, Masciari ha fatto condannare boss e finanche uomini dello Stato indegni del loro ruolo. Ora vive lontano dalla sua terra, Masciari, con la moglie Marisa e i figli. Deve stare attento anche alla propria ombra.
Nelle ultime 48 ore lo troviamo in Calabria. Prima a Corigliano Calabro e poi a Cosenza. Lo aspettano i giovani del posto, si parla di mafie e di Legalità. E Masciari non si tira indietro: parla col cuore, accusa, chiede giustizia. A Corigliano fa pure di più. Le cosiddette “Autorità” sono assenti: così la politica regionale, così la Chiesa. È atteso l’assessore regionale Caligiuri ma non si vede. Finanche i carabinieri locali arrivano in ritardo…
Masciari non digerisce queste amnesie dello Stato. Amnesie ancora più gravi se si considera che tutto si consuma in una città il cui Consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazione mafiosa. Pino Masciari stringe il pugno e si indigna. “Dove sono le Autorità?”. I tanti cittadini onesti presenti rispondono con una ovazione.
Chi tocca i fili, però… Passano poco più di 36 ore e Masciari “paga” questo coraggio. È stato appena archiviato il secondo impegno calabrese e tutto è pronto per ripartire da Cosenza. C’è un preciso protocollo per la protezione del coraggioso testimone anti-mafia. Tutto procede come sempre. Poi, all’improvviso…
Non è chiaro cosa venga ordinato alla scorta, di preciso, poco prima della partenza. Fatto sta che gli agenti allargano le braccia e si defilano. Pino Masciari resta solo. In balia dei suoi nemici ‘ndranghetisti. Deve fare in fretta, nascondersi, fuggire via: il pericolo di vita è reale. E se ne perde ogni traccia.
Subito scatta un tam tam frenetico su internet. Chi tiene alla sua incolumità cerca di rendere di opinione pubblica la vicenda. È un’impresa riuscirci. Un autentico muro di gomma si erge dinanzi il nuovo caso-Masciari. Lo Stato periferico è muto. I grandi network giornalistici, guarda caso, “non sanno”. Restano l’ansia e i dubbi.
Troppi dubbi. Come mai scompare la scorta? Pino Masciari “paga” l’ardire di aver censurato le Autorità regionali dopo il loro forfait coriglianese? È possibile. Chi ha il coraggio di urlare che “il Re è nudo”, in Calabria, poi deve aspettarsi ogni tipo di reazione, di vendetta. Così stavolta.
Chi tocca i fili muore. Chi lotta per una Calabria migliore è solo. Pino Masciari rischia la vita senza la sua scorta. Così lo Stato abdica alla ‘Ndrangheta. Anche stavolta. Facendo strazio del desiderio degli onesti di vivere in una terra governata dalle Regole.

(24 maggio 2012 – facebook)

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