Ici Paris.5 – Dal lusso a… noi

Magazzini Lafayette sono il regno del lusso a Parigi. Ci puoi comprare di tutto, basta non avere troppi problemi con il conto in banca.

Dal cibo ai profumi, passando per vestiti e intimo, in due palazzoni comunicanti tra loro attraverso una passerella di acciaio e vetro trovi il paradiso di chi ha tutto di cui preoccuparsi, salvo sapere come arrivare a fine mese. Chi invece soldi non ne ha, qui ci viene per sognare.

Il palazzo più grande ha otto piani. Affollatissimi in ogni ora del giorno. L’ultimo si apre in una terrazza panoramica che guarda da vicino il teatro dell’Opera, mentre si deve accontentare di ammirare da più lontano la sempre mozzafiato Torre Eiffel. Sono pochissimi i clienti dei Magazzini che si avventurano fin quassù. Neppure leggono le indicazioni a riguardo. Sono troppo occupati a spendere.

A cominciare dagli italiani. Li riconosci subito e fai di tutto per non stargli troppo vicino. Si intuisce subito di che turisti si tratti: fino a ieri non riconoscevano la Eiffel neppure camminandoci di sotto e, oggi invece, guardali qui come sanno districarsi in mezzo alla giungla delle grandi Firme della Moda. Così le biondissime neo ricche dell’Est che spendono come dannate, carte di credito alla mano. Così le Giapponesi: una indica una borsa e ride come una matta al prezzo: 1.900 euro. Salute.

Pure io partecipo alla fiera. Non prendo mai nulla in vacanza. Non è una questione di tirchieria. Non mi appassiona e basta, preferisco fare foto e prendere appunti. Ma stavolta mi lascio andare per una maglia gialla del Tour. E proprio mentre mi porto via la busta con la mia reliquia consumistica dentro, ecco che Parigisi illumina con un gruppo di pugliesi di mezza età che litigano su dove sia l’uscita. «Alla Rinascente non si perde nessuno», si incacchia una signora. E via parolacce.

Ok, il viaggio finisce qui. Via a prendere il bus navettache ci porta in aeroporto. Una seconda città ci attende pure qui. Uomini e donne d’ogni dove si baciano, mangiano, leggono, sbadigliano. E aspettano. Aspettiamo tutti. E io osservo e così mi viene l’ennesimo pensiero di viaggio. Le donne straniere: se guardi quelle del Medio Oriente o quelle dell’Estbiondume a parte, ti viene da riflettere. Sono tutte belle, alte, in forma. Poi guardi i compagni e… certi tripponi che non ti dico. Ci rifletto un attimo ed è chiaro come il sole perché certe straniere di casa nostra si mettano con dei cessi: certo, i soldi… ma c’è pure l’abitudine. Insomma, sono avvezze a tirare le catene.

Aeroporto Charles De GaulleTerminal F28: di certo non mi mancherà il caffè di Parigi. Il suo verde sì. I suoi spazi. La sua voglia di vivere con una sana libertà. Le sue auto e le sue bici elettriche, che uno se le affitta e va senza tanti pensieri. Niente male, vero? Ma siamo già a bordo dell’Alitalia che ci porterà a Roma. E ci becchiamo oltre un’ora di ritardo «per motivi tecnici». Tiè, tu e la tua nostalgia.

Finale thriller. A Fiumicino tutti a correre al Gate da cui parte l’aereo per Lamezia e un dubbio comune: l’Alitalia con ‘sta fretta generale ci perderà le valigie? Su Napoli, poi, è tarantella con l’immancabile turbolenza made in Vesuvio. E poi la Calabria: le valigie ci stanno tutte. Come ci sta anche il cantiere eterno sulla Salerno-Reggio. Per cui via alla giostra delle deviazioni e si arriva a casa oltre due ore e mezzo dopo. Stanchi e incacchiati neri. Essì, siamo proprio tornati

(30 luglio 2012 – facebook)

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