Così si batte la mafia

Se non gli parlo solo di dati e nomi, il mio collega cronista mi blocca scrollando le spalle: “Filosofia”. Che assurdità.

Nella Magna Grecia la Cultura è ormai un peso per molti: così per l’imprenditore che sa fare soltanto conti e così pure per chi ha l’ardire di autodefinirsi analista sociale.
Altrove no, la Cultura è un percorso obbligato quando si tratta di comprendere i peggiori fenomeni quotidiani. E al Sud anche di più. Penso alla “mia” Trebisacce: mesi fa brucia un negozio su via Lutri, quasi davanti il famoso “Bar Centrale”, e neppure ci sta un curioso che si affacci dai balconi dei palazzi attorno. Oppure a Rossano, la “civilissima” capitale bizantina: in tre giorni il malaffare minaccia le imprese del posto ma tutti zitti e coperti.
A Corigliano succede lo stesso, sbaglia chi punta il dito contro la sola popolazione locale. La Sibaritide è un grande deserto di valori e di legalità, sotto quest’aspetto. Nessuno e niente sfugge a questa condanna. E meno male che, alla fine, fosse anche per la sola voglia di “fare il botto” e un po’ di pubblicità, qualche magistrato si muova per fare chiarezza. Non certo dalla pigra Procura rossanese, no. Ma da Catanzaro, vivaddio.
Si indaga, si scoperchiano tanti altarini. E sono dolori per chi per troppo tempo ha “fatto il bello e il cattivo tempo” in città. Di fatto uccidendola. Internet è un buon mezzo per alzare la voce: “Ben vengano pure le denunce anonime”, auspica qualcuno. Ennò, diamine, questo proprio no: la rivoluzione non si fa con i vili e i delatori. Deve cambiare la Cultura, deve morire l’ipoteca del Silenzio. Ognuno deve metterci faccia e destino in questa partita. Se no, comunque, si perde.
Occorre, soprattutto, Pensare. Un brutto vizio, questo, al pari dell’altro del Parlare. Non è un caso che entrambi ‘sti vizi siano odiosi alle mafie d’ogni dove. Basti ricordare Sciascia e il suo “dizionario mafioso”: come definisce la mafia sicula coloro che vogliono sapere e dire? “Presuntuosi”. Una scudisciata che spesso fa male proprio agli onesti.
Pensare, dunque. E Parlare. Anche dei peggiori dubbi, di quelli che mai inaugurano una stagione di analisi. Per esempio: come può un settore come l’edilizia, che a Corigliano soffre i prezzi più bassi della costa jonica e registra un invenduto storico recente da paura, produrre tanta ricchezza? Oppure, ancora: come può essere che nell’altro comparto in crisi decennale, quello agricolo, comunque fioriscano neo-ricchi capace di ostentare oltre le reali possibilità del territorio?
Ecco, cominciamo a Pensare su queste realtà. A interrogarci pure a muso duro. Ma senza anonimato. Se la ‘Ndrangheta nostrana va debellata, servono milizie coraggiose e non spie. La Cultura ha i suoi costi al pari della Libertà. Il resto è prigionia secolare. Catene che strozzano le nostre ali deboli.

(4 agosto 2010)

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