Senza bussare

Senza bussare eccoli,
d’un tratto, i miei adorati

fantasmi. Vengono e si
accovacciano vicino, muti,
senza grandi pretese. Mi
rammentano cosa fui, quel
che ebbi perfino: sanno
prevedere le rughe che
verranno.
Soltanto il Presente non
sanno declinare: s’attendono
che io lo faccia per loro,
ma restano delusi. Hanno
scelto il peggior maestro per
certe lezioni. A mala pena so
fargli un po’ di compagnia,
prima di sparire io stesso nella
nuvola d’un falso accento:
errore rosso su un tema che
nessuno leggerà mai del
tutto.

(3 giugno 2013)

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