Avverbi & occhi miopi

Regola numero uno: scegliere termini chiari per farsi intendere bene, quando si scrive. Regola numero due: leggere con onestà.

Premessa. Di recente mi è capitato di scrivere di un Premio culturale della zona. Nulla di che: sono lontani i tempi in cui avevo l’impressione di raccontare fatti meno ameni della zona. Stavolta è stato un temino. Un tributo a chi ha sudato per meritarsi la sua bella soddisfazione. E buona notte ai suonatori.

Quella paginetta di Word si è presto trasformata in una scimitarra. Qualcuno ha letto e mi ha fatto presente che, così come avevo scritto io, si capiva addirittura l’esatto contrario. Mannaggia al tempo che passa: una volta scrivevo decisamente meglio. Oggi sono mezzo rincoglionito su quasi tutto, l’ammetto.

E così mi capita di scrivere del mare e alla fine il lettore trova montagne. Altro che la regola numero uno: la chiarezza va a farsi friggere. Io faccio brutte figure, chi legge magari se la prende anche e ci sta che qualcuno sussurri ma glielo ordina il medico a quello lì di scrivere ancora? In effetti, posso andare ai giardinetti ch’è meglio.

Però… rileggo ogni volta che mi si faccia notare un errore. Magari non lo ammetto in pubblico ma lo faccio: mi potesse cadere la mano destra se non lo faccio. E, volete ridere?, nell’occasione questa terribile carenza di chiarezza io proprio non l’ho ravvisata. Allora ho scomodato la seconda regoletta di cui sopra.

Finita la storia. Ma come, non ci racconti altro? Fa troppo caldo e io tutta sta voglia di scrivere in queste settimane non la ho proprio. Vorrei organizzarmi un viaggetto, ma sto pure vedendo per una casa nuova e allora è meglio risparmiare un po’. Sto pure pensando di farmi un controllo post Covid, quasi un tagliando va.

La Vita è una cosa seria. Da raccontare con termini chiari. E poi rileggerla senza troppa miopia. Col cuore, con calma. Non so se mi sono capito

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