E campanella sia

Si riparte. Forse. Il 14 in tutta Italia. Il 24 in Calabria. In presenza o in remoto: ché ormai sono termini familiari a molti. Ma pure indigesti.

In verità, negli Istituti Superiori già si è cominciato. Si può dire di tutto, soprattutto ogni male: ma la Scuola se le rimbocca sempre le maniche. Così stavolta. Così anche in Calabria, da noi. Sono giorni caldissimi nella Sibaritide. I presidi sudano e fanno magie per iniziare al meglio. Pure se non sarà il meglio.

Nessuna polemica, se no qualcuno a Destra o a Sinistra alza la voce. Però… non si va a scuola da marzo e per questo sarebbe (stato) lecito attendersi meno affanno nelle ultime settimane prima del ritorno in classe. Troppe regole bizantine, troppi ritardi: e gli stessi dirigenti scolastici che si devono inventare tutto.

Un esempio? I famosi test sierologici volontari da parte degli insegnanti. Per lo più ancora non sono stati effettuati. Docenti che si rifiutano? No, non siamo a Milano e qui un po’ di responsabilità in più ci sta tra i prof. Il problema è che i medici di famiglia non sono disponibili. Non tutti. E allora… trippa.

Il resto appartiene all’essere italiota della nostra burocrazia. A cominciare dalla idea più assurda possibile: non depenalizzare i dirigenti scolastici per eventuali casi di Covid. Perché se non è impossibile operare con serenità. E ogni dubbio si trasforma in ansia per chi, spesso, da solo mena la barca verso il porto.

La Scuola comunque ci sarà. Al di là degli echi Social su prof vagabondi e altre amenità proprie di chi non conosce la materia. La famiglia anche ci sarà? Perché stavolta non si può lasciare la croce soltanto sulle spalle dei vari Istituti: dopo un’estate in cui i ragazzi sono stati orfani senza regola, che accadrà?

Lo vedremo. Intanto, che sia rientro. Perché ci manca tanto… vivere.

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