Il più bel giorno dell’estate

Come sono belli i miei ragazzi. Alti, sorridenti, vivi. Io più vecchio, un dolore strano dentro, più stanco perfino. Ma sono qui, oggi, tra loro: di nuovo. In una Cirò Marina calda ma neppure troppo.

Le voci che si coprono a vicenda, il dialetto appena scalfito dal tentativo di regalarmi un po’ d’Italiano corrente. Sto qui ed è il giorno più bello della mia estate. Ve ne saranno altri da mettere da parte, certo, ma non così: è sicuro.

Ci sono ricordi… ma quando gli occhi brillano di mare e di cielo, la Memoria va a farsi benedire. Chiedo degli amori, degli studi, di ciò che sognano per la loro estate tutta sale e sudore. Sono i miei ex studenti delle Medie: io quasi mai li definisco “alunni”, ‘sti ragazzi. Non è questo il termine che io ami di più al mondo. Mi sa di “picciulill”. No, “studenti”: di quelli che hai nei banchi per tre anni e poi addio. E manco più ti sanno.

I “miei” di Cirò no, loro un poco restano ancora. Sono tutti attorno, altri ne arrivano dopo. Dieci? Di più, forse venti, di più? Chi non ci sta mi scrive e chiede scusa: lavora, è fuori, non può lasciare i fratelli più piccoli a casa. Ma sì, ci sarà anche chi se ne frega di questa mia visita marinota, mica il pianeta Terra si può fermare per me. Chi vuole esserci è qui, Roberta in testa. Dai miei “nemici” alle “cocche”. Qui, al solito “presenti”.

E, come detto, mi sembrano tutti bellissimi. Alcuni stento a riconoscerli. Alcuni forse non riconoscono me.  Il tempo passa in fretta mentre parliamo di un bel po’ di cose inutili. La sete l’addomesticano con del the in lattina. Io no, preferisco acqua tonica e granita al limone. Ho sete. La gola che brucia, ho il mio solito bisogno, recente, di rendere meno aspra l’arsura che mi consuma un po’ d’anima. Un sorso e vivo.

Il resto è un mare dolce di parole. Ho voglia di metterle tutte in tasca e di portarmele via. Mi chiedono come stia ma non conta questo. Recito due delle mie barzellette a comando e li convinco che per me sia sempre discesa. “E voi?”. Qualcuno sogna piccole “cose” con cui, almeno, vivere sereno. Gli altri sanno già volare alto e ti parlano con sensibilità della loro paura di dover partire, un giorno. Nessuno che s’illuda.

Sono orgoglioso per questi loro verbi così maturi. Li abbraccio quando arrivano e quando vanno via. Niente foto insieme, lo sanno bene, credo che siano una jella e non ne voglio. Mi prendono anche in giro per quest’ennesimo diniego. Ci devo stare, stavolta, non c’è una sola cattedra in cui costruire la mia difesa a questa loro ironia. Sono uno di loro e basta, oggi. Faccio un po’ di storie ma la novità mi piace e tanto.

Piuttosto, mi viene un altro pensiero e mi dà i brividi: se ‘sti ragazzini sono diventati così belli, può essere che il miracolo sia toccato anche a qualche mia ex collega degli anni marinoti? “Quella di Matematica, ditemi: per caso è diventata una figona?”. Ma quando mai. Quella non può certo trasformarsi in una principessa: chi non ama un poco i ragazzi che ha, ranocchia rimane per sempre. E ridiamo, esorcizzando l’antica cattiveria.

Tutto finisce, specie ciò che è bello. Altri abbracci, una battuta per non pensare che ci dispiace salutarci. Poi ce ne torniamo verso la stazione dei treni e anche questa è andata. Tra meno di un’ora mi serviranno la solita delusione coriglianese. Ma adesso non ci penso. Guardo chi ha resistito fino al rumore del passaggio a livello che si abbassa e dispenso pacche sulle spalle. Forse un ultimo discorso, ora, ci starebbe proprio bene…

Ma la littorina arriva e la notte ci porta via. Ci sono i posti dove riposarci un po’ e già rendere ricordo l’emozione. Ci sono altri chilometri di nafta per dire “ciao” ognuno a casa sua. Cacchio, però, potevo dirla l’ultima parola. Il neon della carrozza ferisce le palpebre che sono stanche adesso. Rischio pure di cadere di lato, alla prima curva dei binari. Mi aggrappo agli schienali laterali e resto in piedi. Comunque resto in piedi.

Un ultimo sguardo oltre il buio della campagna crotonese che va a nanna. Una carezza nella testa… “Grazie”.

(30 luglio 2014 – facebook)

Un commento su “Il più bel giorno dell’estate”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *