Essere o vincere

A pochi minuti dal grande responso delle urne di centrosinistra, mi piace mettere nero su bianco alcuni pensieri che ho tenuto ben serrati nella mia testa – e forse un poco nel mio vecchio Cuore progressista – in queste settimane.

Il Pd digerisce le sue Primarie e leggo gli ultimi commenti dei tre cavalli in corsa: in alcuni casi mi viene da sorridere ma non dirò il perché e manco mi dilungherò sul come.

Io non ho votato. Mi sono risparmiato i due euro e anche l’amarezza di perdere di nuovo. Perché stavolta non avrei siglato il nome di Matteo Renzi. No, avrei optato per Gianburrasca Civati: e questo nonostante la strana posizione ondivaga dello stesso nell’ultimo affaire relativo al ministro Cancellieri. Il mio candidato strizza l’occhio alla Sinistra, ha delle idee chiare sul rapporto col Sel, parla ai giovani, sa che il Centro va seguito ma giammai inseguito a tutti i costi. Punto.

Ma come: ma tu l’altra volta eri per Matteo! Già sento l’eco dell’obiezione di chi oggi porta il sindaco di Firenze. E sorrido, ancora una volta: perché ‘sta critica mi arriverà dai tanti che, appena un anno fa, mi prendevano in giro mentre ero il rappresentante di lista delle Primarie contro Bersani. Ora ‘sti giovanotti e ‘ste signorine me li/le ritrovo a suonare le tombe renziane. Ci può stare, nella vita si cambia idea o no? E allora, pure io ho cambiato la mia. E vi dico subito il perché.

Una premessa, però, prima. Chiunque vinca io lo voterò come premier quando andremo alle urne nazionali. Mica si può ancora sperare nel Nano. Oddio, chiunque… farò il mio dovere se vincerà uno tra Renzi e Civati, perché certo non posso dirmi nauseato dal Cavaliere e poi spingere la barca del Baffetto. Logico, no? Quindi spero che il Pd faccia una scelta seria, senza illudermi più di tanto su Gianburrasca.

Dicevamo, però, di Matteuccio il fiorentino. L’anno scorso l’ho appoggiato a spada tratta. Mi hanno perfino nominato suo rappresentante di seggio verso Cantinella. Mi sono preso mille sfottò da una marea di bravi ragazzi convinti che non capissi un’amata… mazza. A costoro dicevo, senza falsa modestia, che Renzi avrebbe vinto le elezioni mentre Bersani era un perdente: e giù pernacchie. Agli stessi spiegavo, pure a muso duro, che Renzi un po’ fosse davvero un rottamatore in quel momento storico, e via con gli sputi in faccia. Insomma, loro avevano la verità assoluta in tasca e io ero un mendecatto.

Come sono andate le cose, lo sappiamo tutti. L’uomo delle bambole, il Bersani lì, ha perso “ma non è proprio che abbiamo perso, diciamo che non c’è la vittoria vera, ma manco una sconfitta si può dire…”. Il resto fa parte delle siolite barzellette di certa Sinistra.

Anno del Signore 2013: allora, scusa, vai a votare Renzi! E no, non si può. Non alle Primarie, almeno, che sono una roba politica e non di governo, di intese, di coalizione. Avete visto, solo in Calabria, con chi si è messo Matteuccio il fiorentino? Ma scherziamo? Oddio, lo capisco: mica uno vuole perdere sempre. Prende la prima mazzata e ne fa tesoro. Rottamatore? Fino a un certo punto: “Ragazzi, chi non vince non conta”. Per cui c’è da guardarsi attorno e raccattare consensi. Le rivoluzioni al rallentatore comportano anche rischi del genere. Renzi mica è fesso, tutt’altro.

Per questo, io non lo avrei votato. Per questo temo anche un po’ la sua vittoria eventuale. Per questo manco ci sono andato ad appoggiare Civati. E poi, scusate, me lo spiegate perché ogni volta il Pd chiede due euro? Ma un tempo non ci stava il volontariato nei partiti? Ma questa è un’altra storia, mi sa. Così come altre storie ci saranno dopo queste Primarie. Allora si che il mio sorriso esploderà in un riso isterico, alla vista dei tanti zombie di ogni stagione andranno a sedersi sul carro del vincitore.

Perché, si sa, le idee sono belle e gli ideali fanno sognare. Ma chi perde non fa la Storia. E questo, un poco poco, lo pensa anche Civati, sentendo nell’aria la sicurezza di chi, i suoi avversari, la lezione l’hanno digerita da più tempo di lui.

(8 dicembre 2013 – facebook)

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