Diciamocelo: ‘sto vezzo di parlare sempre male della politica sta diventando una barzelletta.
Ancora di più l’altro di vantarsi di non voler avere nulla a che fare con i partiti politici: “Non mi fido, o rubano o si fanno i cacchi loro”. Si tratta di una moda dei nostri giorni, un lessico popolare con cui puntare il dito senza tanto curarsi della mira e dell’obiettivo, magari anche e soltanto per ricevere il plauso di chi fa del populismo spicciolo una bandiera: perché “noi siamo per la società civile”.
Pure questo è un modo come l’altro per sparare sulla croce rossa di turno. Sei cattolico ma non vai in chiesa? “Eh, mica credo nei preti io” (pure perché sono “tutti pedofili e con i figli a carico”). Non rispetti i parcheggi per disabili e non indossi la cintura di sicurezza? “Ma tanto fanno tutti così e poi sono tutti falsi invalidi quelli in giro, si sa”. In Tv il Grande Fratello fa registrare più spettatori di uno speciale su Gaza? “A me lo raccontate, io che non l’ho mai guardato, al pari delle porcherie della De Filippi“.
Avete già avuto la fortuna di imbattervi in simili teorie? Capita sempre di più e più spesso di sentire ‘ste canzoncine: il buon senso sta diventando il panda in estinzione delle nostre analisi. Pensare pesa, annoia perfino: e non ci fa essere molto simpatici ai più (“Guarda come vuole fare il saputo, lui”).
Per cui, giù lezioncine facili e popolari. Barzellette, appunto. No, dite? E allora, vediamo un po’, cosa pensate anche voi della nostra politica? “Per carità, un covo di incapaci e disonesti”. Possibile che le cose stiano così ma può essere che sia questa una regola quasi biblica che riguarda tutto e tutti? No, non è così, grazie al cielo: perché la politica resta pur sempre un’attività umana e l’uomo, è vero, non è infallibile ma neppure così… diabolico per natura.
Non solo. Mentre i presunti peggiori gestiscono malissimo politica e pubblica amministrazione, io che faccio? Me ne sto in disparte, delego, me ne lavo le mani. Gli altri si prendono il mio spazio, gli altri si fanno gli affari propri, gli altri decidono anche sulla mia vita. E io muto, distante, immacolato. Perché è colpa della politica, dei suoi ingranaggi traditori. “Noi cittadini possiamo poco”. E meno male che, come unica diga a questo malaffare, ci sia la Costituzione: unico valore in cui un po’ l’italiano medio si riconosce, unica difesa di chi spera che prima o poi davvero venga rispettato lo spirito della Carta Costituzionale.
“In Italia solo la Costituzione si salva e va rispettata“. Davvero? Rispettiamola allora e diamo un suggerimento ad hoc a chi si dice suo strenuo paladino contro ogni assedio che subisce dalla perfida politica e dai suoi partiti: articolo 49 della nostra Costituzione. Perdeteci un minuto e andate a cercarlo…
Rileggetevi quest’articolo e poi ne riparliamo. Magari ci scappa pure una riflessione sul guaio di delegare troppo, nel nostro Stivale. E se digeriremo bene quanto ci indica la nostra Carta, come Cristo nel tempio ci rimboccheremo le maniche in prima persona e via scudisciate e calci nel di dietro per chi troveremo a rubare o a mal gestire la nostra cosa pubblica, il tempio laico che da troppi decenni lasciamo in mano ai farisei della nostra Penisola.
La politica, allora? Una faccenda umana, bella e brutta come tutto ciò che ci capita ogni giorno, costosa finanche in termini di tempo ed energie. Ma appassionante pure, dipende dai compagni di viaggio. E se siamo in tanti, e ci crediamo e sappiamo declinare i verbi in noi e meno in io, magari i furbetti e gli inetti si levano di torno da soli perché capiscono subito che non ci sta più trippa per gatti. Già: e i partiti? Idem con patate e si può tentare di capire quanto di buono ancora si possa raccogliere da questi spazi di discussione dove, forse ogni tanto, puoi rischiare di trovare anche chi non solo condivide le tue idee ma pure i sogni, i dispiaceri, la voglia di resistere e di andare avanti. Insieme.
Non l’avevate mai considerata sotto quest’aspetto la questione, vero?
