Estate, eventi. Un invito sul cellulare: data, orario e luogo. Anfiteatro (loro così lo chiamano).
Quel loro del messaggio riguarda chi, in terra greca come questa dell’Alto Jonio, latinizza tutto. E non solo in quest’angolo di Calafrica. Accade così che uno spazio teatrale semicircolare che altro non è che un teatro, per un vezzo particolare si trasformi in anfiteatro. Allo Scalo villapianese stessa musica, ad Altomonte (al di là dei cartelli locali, esatti), identico ritornello, al mare di Rossano per un bel po’ la puntuale replica: poi, per fortuna, Comune e Pro Loco del posto hanno definito il Rino Gaetano ciò che è. Un teatro, appunto.
Mamma che palle che sei, ora è il caso di fare tante parole su ‘sta cosa da niente? Già me lo sento che scivola sulla tastiera che sto sfricoliando di domenica questo motivetto polemico. Sia chiaro: nelle nostre Periferie ci sono altre questioni più serie per cui perdere tempo e pensieri: sanità da Terzo Mondo, incendi continui e sospetti, ambiente ko, acqua che manca…
Tuttavia… Chi mi invita è una persona che considero amica, pur non avendoci mai mangiato assieme una pizza (che pare essere il paradigma di certi legami… importanti qui da noi), ma per stima, grande, da parte mia almeno. Si tratta del Maestro Francesco Martino, direttore dell’Accademia Gustav Mahler di Trebisacce: uomo di pregio e di grande spessore culturale. E se interloquisci con gente del genere, un po’ di Lessico specifico ci scappa per forza.
E così, certamente annoiandolo, i messaggi relativi al famoso invito iniziale diventano due e poi tre e ancora… E si parla di loro, di lessico e anfiteatri appresso, di ciò che sogniamo entrambi per questa nostra Periferia un po’ meno folclorica e dilettante. Sono discorsi già fatti, sono repliche: tanto, a differenza di Rossano, certi Enti non l’impareranno mai la differenza tra certi termini: e anfiteatro, diciamocela tutta, sembra più bello sui manifesti, suvvia.
Il povero Maestro Martino mi legge e abbozza. Lo farà anche il malcapitato lettore. Ci sono questioni più importanti, l’abbiamo già detto. E poi, non facciamoci mancare la chicca migliore: ‘a Cultura non te ne riempe tripp (la Cultura non ti dà da mangiare, per il resto d’Italia). Per cui la chiudiamo qui. Va bene anfiteatro uno spiazzo semi circolare con quattro gradoni, va bene Poesia un mix di quattro rime in una sera ventilata, va bene una passeggiata ogni tanto tra i vicolo e due tele che rappresentino il campanile. O no?
No, decisamente. Questa è pur sempre terra di Magna Grecia e nella nostra Storia la Cultura c’è e non è un optional, ma un patrimonio. Basterebbe parlare del ruolo che ha la stessa Accademia Mahler del Maestro Martino: una presenza eccellente e di qualità, un laboratorio culturale che accoglie ragazzi d’ogni dove e che fa da fucina per chi ha sogni alti. Caro Maestro, non basta salvare gli eventi locali, tanti e spesso meglio da dimenticare in fretta, arrivando con i tuoi Artisti come un mezzo del 118 al capezzale di un malato grave. La Mahler deve avere l’orgoglio di sentirlo il suo peso intellettuale e artistico e farsi, così, faro e centro di promozione autentica del territorio.
Che pistolotto, eh. Pazienza. Forse un giorno anche questa nostra Calafrica capirà che le nostre Radici a riempiono a tripp eccome. Con orgoglio volteremo pagina, faremo una rivoluzione del nostro lessico, torneremo a battere un sentiero che può anche produrre reddito, come avviene altrove e finanche al Sud. Perché il mare (meglio se pulito) è importante ma è finito da decenni il Turismo legato ai bagnanti e ora si vive di quello legato ai… turisti. Turisti a tutto tondo.
E non è soltanto un gioco di parole (o di lessico, appunto).
(P. S.: ma quant’è brava Ludovica Giorgio?)
