Il ragazzo delle stelle

Col naso all’insù. Il fuoco vicino, la notte che ulula con mille accenti. Gli occhi fissi, appiccicati al cielo.

Cento, mille… un milione d’anni fa. Padre e madre, più un gregge di figli. Con il vento che gli fa compagnia. Nessuna parola, nessuna promessa: le stelle soltanto, lì sopra di loro, da osservare immaginando il Tutto e il Nulla. Magari ci sta una luce più forte che gli fa pensare a una divinità più potente. Forse decidono così, con quel rito notturno, quale animale cacciare l’indomani, quale guerra combattere e per quale comandante andare a morire.

Restano così. Passano le Pleiadi e loro spalancano le bocche come se volessero inghiottirle. L’Orsa ci fa un saluto e scappa via. Code di comete spargono d’intorno miliardi di lucciole senza un motivo apparente. Padre e madre, più un gregge di figli: in una notte che di nuovo predica loro la magia del cielo che s’illumina. Finché sarà l’alba, il primo sole, la luce del giorno. Ma ora c’è tempo, adesso ancora ci sta il fuoco a illuminare i loro sogni. A farli più forti di ieri.

«Domani è un altro giorno». Youssef l’ha già sentita qualche volta questa favoletta che sa illudere gli adulti. Sarà pure vero: tuttavia, stasera ha come un calabrone dentro, che ronza e gli punge il cuore lo stomaco. E ci sta il cielo con le stelle viste miliardi di volte da altri Youssef, in altrettante stagioni della Vita. Al diavolo ogni pensiero, allora: il ragazzo si mette alle spalle i clacson delle auto e i lampioni del lungomare e scivola sulla spiaggia di quel mare africano.

Ci sta un caldo che si sciolgono anche gli affanni. Youssef si sdraia sulla spiaggia e si perde nelle stesse Pleiadi di un milione di anni fa. Domani, dunque: ci sono giorni in cui, per un motivo o per l’altro, scarti un foglio del tuo libro e scrivi un nuovo capitolo del tuo romanzo. Domani, però: ora il Tirreno è una tavola d’argento su cui si specchia quella puttana della luna. Basta poco per vederla trasformarsi in una sirena. Anche di meno ed eccoti suo ostaggio, Ulisse del 2022.

A Youssef scappa un sorriso. Ma non saprebbe spiegartela, quella smorfia delle sue labbra giovani. Segue il luccichio di Sirio, ne calcola la traiettoria. Forse tra un’ora sarà di lato a quella stronza della luna. O forse sarà altrove, ad ammaliare altri ragazzi e altre spiagge. D’un tratto pure il vento si sdraia sulla sabbia. Li puoi osservare, quei due, che guardano l’orizzonte. Chi sa che hanno in testa, chi sa cosa si fanno raccontare loro dalle pupille ipnotizzate dal cielo.

Domani… Una stellina sfugge a quella notte. Supera la Sicilia, annaspa verso Sud. Scivola per i lidi che fanno da cornice a Capo Bon. Si va a riposare sulla prua di una barca imbrattata da mille pennellate di vernice rossa. Il vecchio marinaio lascia andare le reti e ci parla per un poco. Le racconta dei suoi sogni di ragazzo. Di quando avrebbe fatto a pugni anche col Destino. «E tu, da dove vieni bianca Dea?». È un attimo ma basta. Poi più nessuno sa quel che stanno a dirsi.

Arriva l’alba e ognuno si mette in tasca le molliche dei suoi sogni.

Un commento su “Il ragazzo delle stelle”

  1. Ce ne fossero persone capaci di leggere negli occhi di tanti Youssef la ricchezza del loro passato, la malinconia del loro presente….. il futuro dei nostri Youssef sarebbe sicuramente più roseo! Grazie per la sua raffinata sensibilità

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